| Qualcuno volò sul nido del cuculo |
Sono laggiù.Inservienti negri vestiti di bianco alzatisi prima di me per commettere atti sessuali nel corridoio e lavarlo senza che io possa sorprenderli. Lo stanno lavando quando esco dal dormitorio, tutti e tre imbronciati e pieni d’odio contro ogni cosa: l’ora della giornata, il luogo dove si trovano, la gente per la quale devono lavorare. Quando odiano in questo modo, è meglio che non mi vedano. Striscio lungo la parete, silenzioso come la polvere, con le scarpe di tela, ma quelli hanno speciali apparati sensitivi, intercettano la mia fifa e alzano gli occhi tutti insieme, tutti e tre contemporaneamente, occhi splendenti nelle facce nere come lo sfavillio duro delle valvole nella parete posteriore di una vecchia radio. “ecco il Capo. Il suuu-per Capo, compari. Il vecchio Capo Ramazza. Dove te ne vai, Capo Ramazza…” Mi mettono uno straccio in mano, mi indicano il punto che vogliono farmi pulire oggi, e io vado. Uno di loro mi sferra un colpo con il manico della scopa sui polpacci affinchè mi affretti a passare. “Ehilà, lo vedi come scappa? E’ alto abbastanza per mangiarmi le mele sulla testa e ha paura di me come un bambino.” Ridono, poi li sento farfugliare alle mie spalle, accostando la testa gli uni agli altri. Ronzio di nere macchine, ronzanti odio e morte e altri segreti dell’ospedale. non si danno la pena di non parlare a voce alta dei loro segreti saturi d’odio, quando io mi trovo nei pressi, perchè mi credono sordo e muto. Lo credono tutti. Sono scaltro abbastanza per infinocchiarli fino a questo punto. Se mai l’essere un mezzo sangue pellerossa mi ha aiutato in qualche modo in questa sporca vita, mi ha aiutato con la scaltrezza, ecco come, in tutti questi anni… Ken Kesey - Qualcuno volò sul nido del cuculo |

Sono laggiù.