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New London, Connecticut
Sulla cittadina di New London pioveva a catinelle. Era una notte orribile e per le strade si vedeva soltanto qualche automobile con i fari annebbiati dall'acquazzone. La donna aveva attraversato il muro d'acqua, correndo sino alla porta della chiesa cattolica polacca dei Santi Pietro e Paolo. Cercava di proteggersi con il berretto e il pesante impermeabile e tossiva forte. Fermatasi sotto l'arco che proteggeva l'ingresso, si scrollò come un cane inzuppato e suonò il campanello. Il trillo parve perdersi nel buio della notte solitaria. La donna insistette varie volte, finché da dentro risuonò una voce, che rimbombò tra i muri interni come un'eco proveniente dall'altro mondo. «Basta! Basta! Finirà per bruciarlo, quel campanello...» Un prete in pigiama e vestaglia aprì il pesante battente in legno della porta. Era un uomo di mezza età, canuto, con i capelli in disordine e il viso largo. Era alquanto alto, nonostante un certo incurvamento delle spalle che si portava dietro sin dalla nascita. Superava di almeno venti centimetri l'altezza della donna che lo aveva svegliato a quell'ora così inopportuna. «Che cosa vuole?» chiese il prete, senza riconoscere colei che tante volte era venuta in chiesa. «Voglio confessarmi, padre. Ne ho bisogno. Adesso.»
«E sicura di non poter aspettare sino a domani mattina? Non credo che si trovi in pericolo di morte, tanto da chiedere di essere confessata a quest'ora.» La donna accennò un sorriso amaro, e con tono angosciato rispose: «Glielo giuro su Dio, ne ho bisogno. Adesso». «Su, entri. È bagnata fradicia», disse il prete, tirandosi da parte per farla passare. «E per favore non pronunci il nome di Dio invano.» La donna era la psichiatra Audrey Barrett, e il nome di Dio non lo aveva pronunciato invano. Non quella notte. Nel momento in cui oltrepassò la soglia della chiesa, un tuono squarciò il cielo rabbioso. E la pioggia parve cadere con violenza ancora maggiore. A quell'ora milioni di esseri umani stavano dormendo, placidi, senza sospettare l'inimmaginabile orrore racchiuso nel segreto che la dottoressa Barrett non avrebbe mai compreso. Non sapeva come spiegare al parroco quello che era successo, quale fosse il segreto che custodiva nella propria anima. Un segreto che nemmeno la morte avrebbe potuto cancellare. Qualcosa che aveva avuto inizio soltanto una settimana prima.
Boston, Massachusetts Fuoco. Le fiamme spuntavano sopra gli edifici, a dieci isolati di distanza. Il camion imboccò una curva a tutta velocità. Lo stridio degli pneumatici coprì l'ululato della sirena. Una donna, con un figlio piccolo, vide allontanarsi il camion dei pompieri che per poco non li aveva investiti. Per la forte sbandata, il ragazzo nuovo si era ferito la testa contro il telaio del finestrino. Sarebbe dovuto rimanere in caserma. Era decisamente troppo per un novellino. Il suo volto era solcato da un rivolo di sangue: per gli altri era un segno di malaugurio. Si trattava di un brutto incendio. Nessuno lo diceva, ma tutti lo pensavano. Ce l'avevano stampato in faccia, e traspariva nella paura con cui osservavano le fiamme sempre più vicine. Speriamo che oggi non muoia nessuno, dicevano quegli sguardi. «Preparatevi!» gridò il caposquadra. Il camion si fermò di fronte alle porte del convento. Quando saltarono in strada, i pompieri vennero investiti da una sferzata di calore. Furono i primi ad arrivare. Di fronte ai loro occhi c'era l'inferno e si sentiva un fragore sinistro. Le fiamme illuminavano la notte, rendendo più profonde le ombre che non arrivavano a lambire. «Dio mio!» sussurrò il novellino. Si era messo un cerotto sulla testa, riuscendo a bloccare l'emorragia, ma il viso era ancora imbrattato di sangue. «Non stare lì impalato come un imbecille! Srotola la manichetta, oppure levati di mezzo!» Il pompiere che gridava ne aveva già visti tanti, di incendi. Nessuno come quello, però. Aveva la bocca asciutta, ma cercava in ogni modo di deglutire. La croce del campanile era avvolta da fiamme che sembravano divorarla. Il fuoco è come un essere vivente. Tutti i pompieri lo sanno. Ma quell'incendio, quel fuoco avevano qualcosa che non andava... In quel momento era il caposquadra che si stava comportando come un imbecille. Piantato lì, a pensare idiozie. C'è qualcosa che non va in questo fuoco... si diceva. Non riusciva a evitare di pensarci. «Andiamo, andiamo, andiamo!» gridò ai propri uomini. «Puntate la manichetta laggiù! No! Più a destra! State dormendo tutti quanti? Maledizione! Il fuoco non deve attraversare la strada!» Stava per aggiungere: Altrimenti sarà fuori controllo. Invece disse: «Fred, chiama subito altre due squadre». Diede una botta sulla spalla a Fred, come se in quel modo potesse accelerare le cose. Poi andò di corsa verso il punto in cui si raggruppavano i superstiti dell'incendio. Erano tutte suore. Strano. Guardavano terrorizzate la propria casa che stava bruciando. Il pompiere provava pena per loro, ma non si trovava lì per consolarle. Non in quel momento. «C'è ancora qualcuno, dentro?» La giovane novizia cui rivolse la domanda non lo guardò nemmeno. Il caposquadra le si piazzò davanti e la prese per le braccia, con delicatezza. «Mi ascolti, sorella, sa se c'è ancora qualcuno, là dentro?» Parlò molto adagio, anche se avrebbe voluto strattonarla per costringerla a reagire. La suora non rispose, ma il pompiere non poteva perdere altro tempo. Il tempo è tutto, in un incendio. Lasciò perdere la novizia e provò a domandare a un'altra suora. A quel punto sentì che la donna parlava con un filo di voce: «Stavamo... cenando. È cominciato in cucina. Suor Mary e io siamo andate a cercarlo, ma Daniel non è voluto uscire... Non trovava la sua rosa». «Dove si trova quest'uomo?» «Lo abbiamo dovuto lasciare lì. Non volevamo morire assieme a lui!» La suora cominciò a singhiozzare, e di nuovo il pompiere dovette fare uno sforzo per trattenersi. «Sorella, mi dica dove si trova Daniel, forse possiamo ancora salvarlo.» «Sì?» Per la prima volta la novizia distolse lo sguardo dal fuoco e lo rivolse al caposquadra. «Sì, forse possiamo ancora. .. Era a casa sua. Dietro il convento. Non so se si trova ancora lì.» Il pompiere tornò di corsa verso il camion e prese un respiratore e un estintore portatile. «Due squadre complete sono già per strada, capo», disse il compagno che in quel momento stava uscendo dalla cabina. «Bene. Aiuta Johnson e Peters con la manichetta, e sta' attento che...» «...il fuoco non attraversi la strada, lo so. Lei dove sta andando?» «C'è ancora un uomo, là dentro.» L'altro pompiere osservò l'edificio in fiamme. «A quest'ora sarà già morto.» «È possibile. Fa' quello che ti ho detto.» Il caposquadra si diresse verso l'entrata del convento. Senza voltarsi completamente, gridò: «Chiama anche un'ambulanza... Se non sono tornato entro quindici minuti, nessuno mi venga a cercare. È un ordine.» Pensò ai due figli e provò il desiderio di non infilarsi in mezzo a quell'inferno. Non è facile essere disposto a sacrificarsi per un altro. Non lo è mai. Le fiamme sembravano raddoppiare di intensità, come se gli stessero lanciando una sfida. Spuntavano dalle aperture delle finestre, accompagnate da un fumo nero e denso. Per terra c'era un caos di ceneri incandescenti, legni bruciacchiati e vetri rotti. Il pompiere cominciò a mormorare una preghiera che la madre gli aveva insegnato quando era bambino e che quasi non ricordava più. Ma Dio non l'avrebbe ascoltato. Dio era molto lontano da lì. Molto più di quanto il pompiere potesse immaginare. Decise di fare il giro dell'edificio dal lato sinistro, dove il fuoco era meno violento. Si muoveva in fretta, ma con prudenza. Un solo passo falso e due bambini sarebbero cresciuti senza padre. In momenti come quello l'uomo si chiedeva per quale motivo avesse scelto di diventare pompiere. Ma doveva allontanare da sé quei pensieri e concentrarsi su quello che stava facendo: doveva stare il più distante possibile dalle finestre, tenere d'occhio i cornicioni e il campanile... Poteva crollare da un momento all'altro. Non espirò l'aria dai polmoni finché non raggiunse il cortile posteriore. Solo in quel momento si rese conto di avere trattenuto il respiro per tutto il tempo. Ancora un po' e la sua tuta protettiva avrebbe cominciato a bruciare per via dell'altissima temperatura. O, perlomeno, pensava che sarebbe potuto succedere. Si sentiva il corpo gonfio. La maschera d'ossigeno era talmente stretta che il bordo gli doleva a contatto con il volto. Anche i pompieri hanno paura, pensò. Ed era vero. Ma il pensiero non basta a farli mollare. Neppure nel caso di quel pompiere, che si stava lanciando di corsa verso il fondo del cortile. Lì si trovava l'edificio di cui aveva parlato la novizia. Era stato raggiunto dal fuoco. La copertura in legno dava vita a un'ipnotica danza di fiamme. Sì, ormai quel Daniel doveva essere morto. Il pompiere aprì la porta con un calcio. Il fumo aveva saturato l'ambiente. Si vedeva a malapena. In alto, sopra la sua testa, le fiamme si propagavano attraverso il tetto, accarezzando il legno prima di divorarlo. Accese la torcia e si addentrò nella stanza. «Daniel!» Niente. Uno scricchiolio gli fece arrestare il cuore. Si buttò a terra. Sentì un colpo fortissimo quando venne raggiunto da un pezzo di trave in fiamme. Gli si era strappata la giacca, e il fuoco gli consumava il berretto. Non trovava l'estintore. Si sentiva ardere. Gli sembrava che il calore stesse raggiungendo la sua pelle, per bruciarla e si contorceva per liberarsi della trave e spegnere le fiamme. Gemeva come un bambino, mentre si toglieva la giacca e posava la bombola. Gli mancava l'aria. Indossava ancora la maschera, ma ormai non era più collegata alla bombola . Se la strappò via dalla faccia, e allo stesso tempo inspirò con tutte le proprie forze. Il fumo gli riempì i polmoni, facendolo ripiegare su se stesso e tossire con violenza. Riuscì a trattenere la nausea per un pelo. Se non avesse avuto la bombola, la trave gli avrebbe spezzato la schiena, ma l'impatto aveva rotto la valvola rendendola inservibile. «Daniel!» II fumo era più denso che mai. Gli occhi gli stavano andando a fuoco, e non riusciva a smettere di tossire. Il piano inferiore era ormai invaso dalle fiamme. Si sentiva in trappola. Ogni fibra del suo essere gli stava chiedendo di fuggire. Daniel doveva essersene andato, oppure era morto. Il suo cervello gli diceva quello. Dove diavolo è? si domandò, tossendo. Qualcosa si muoveva nel letto. Era soltanto un leggero fremito delle lenzuola. Il pompiere avanzò in quella direzione, schivando i mobili in fiamme e lanciando occhiate timorose verso il soffitto, che non avrebbe tardato a crollare. Quando hanno paura, i bambini corrono a nascondersi sotto il letto... Si chinò e sollevò le lenzuola. Due occhi enormi, pieni di terrore, ricambiarono il suo sguardo. «Dobbiamo uscire di qui!» urlò il pompiere, sorpreso nel vedere che Daniel era un vecchio. L'uomo lo guardò come se non lo capisse. Aveva il respiro affannoso, carico di angoscia. «Non... trovo... la mia rosa...» Nella mente del pompiere riaffiorarono le parole della novizia: Non è voluto uscire. Non trovava la sua rosa. Era una stupidaggine incredibile... David Zurdo Angel Gutierrez - Infernum 616 |