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Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione. Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. Le ricchezze portate dal viaggio erano diventate leggendarie, ed il popolo credeva, benché ormai i vecchi lo neghino, che la collina di Casa Baggins fosse piena di grotte rigurgitanti di tesori. E, come se ciò non bastasse, ad attirare l'attenzione di tutti contribuiva la sua inesauribile, sorprendente vitalità. Il tempo passava lasciando poche tracce sul signor Baggins: a novant'anni era tale e quale era stato a cinquanta; a novantanove incominciarono a dire che si manteneva bene: sarebbe stato più esatto dire che era immutato.
Vi erano quelli che scuotevano la testa, borbottando che aveva avuto troppo dalla vita: non sembrava giusto che qualcuno possedesse (palesemente) l'eterna giovinezza ed allo stesso tempo (per fama) ricchezze inestimabili. « Sono cose che dovremo scontare », dicevano; « non è secondo natura, e ci porterà dei guai! ». Ma finora guai non ve ne erano stati, ed essendo il signor Baggins generoso, la gente gli perdonava facilmente le sue stranezze e la sua fortuna. Mantenne i rapporti con i parenti (eccetto naturalmente i Sackville-Baggins) e contava molti devoti ammiratori fra la gente umile e ordinaria. Ma non ebbe amici intimi fin quando alcuni suoi giovani cugini non incominciarono a diventare grandi. Il maggiore ed il preferito era Frodo Baggins. A novantanove anni Bilbo lo adottò e lo portò con sé a Casa Baggins, e tutte le speranze dei Sackville-Baggins sfumarono. Si da il caso che tanto Bilbo quanto Frodo festeggiassero il compleanno il 22 settembre. «Sarebbe meglio che tu venissi a stare da me», disse un giorno Bilbo, « così potremmo festeggiare insieme i nostri compleanni ». A quell'epoca Frodo era ancora negli enti, come gli Hobbit chiamavano gli irresponsabili anni tra l'infanzia e la maggiore età (33). Passarono dodici anni. Ad ogni compleanno avevano organizzato a Casa Baggins gradevoli feste; era chiaro che questa volta preparavano qualcosa di veramente eccezionale. In autunno Bilbo avrebbe compiuto centoundici anni; 111, un numero un po' curioso ed una veneranda età per un Hobbit (il Vecchio Tue stesso aveva raggiunto soltanto i centotrenta anni); Frodo ne avrebbe compiuti trentatré: era un numero importante, perché segnava la data della maggiore età. La gente incominciò a parlarne a Hobbiville ed a Lungacque; la notizia dell'evento imminente si sparse in tutta la Contea. La storia della vita ed il carattere del signor Baggins tornarono ad essere l'argomento principale di conversazione. Molti facevano cerchio intorno agli anziani per farsi raccontare ciò che ricordavano di lui. Il pubblico più attento era certo quello del vecchio Ham Gam-gee detto il Gaffiere, alla piccola osteria L'Edera sulla via per Lungacque. Parlava autorevolmente, essendo stato per quarant'an-ni giardiniere di Casa Baggins e ancora prima aiutante del vecchio Forino. Adesso che stava diventando anche lui vecchio e reumatizzato, il suo figlio minore Sam Gamgee si occupava del lavoro. Sia 11 padre che il figlio erano in ottimi rapporti con Bilbo e con Frodo. Vivevano anch'essi sulla Collina, al numero 3 di via Sacco-forino, appena un po' più in giù di Casa Baggins. « II signor Bilbo è un gentilhobbit, l'ho sempre detto, molto simpatico e perbene », dichiarò il Gaffiere. Era la pura verità: Bilbo lo trattava molto bene, chiamandolo « Mastro Ham » e informandosi costantemente circa la crescita delle verdure. In materia di « radici » e in particolar modo di patate, il Gaffiere era considerato da tutto il vicinato (e da se stesso) il migliore esperto.
«Com'è quel Frodo che vive con lui?», s'informò il vecchio Naquercio di Lungacque. « Si chiama Baggins, ma pare che sia più che per metà di sangue Brandibuck. Non so proprio perché diamine un Baggins di Hobbiville sia andato a cercarsi una moglie nella Terra di Buck, dove la gente è così strana ». « Non c'è da meravigliarsi se è strana », interruppe Nonno Due-piedi (il vicino di casa del Gaffiere): «vivono sulla riva sbagliata del Brandivino, vicinissimo alla Vecchia Foresta. Se le storie che raccontano sono vere, è certo un posto buio e pericoloso ». « Hai ragione, Nonno! », disse il Gaffiere. « I Brandibuck non vivono nella Vecchia Foresta, tuttavia sono proprio una strana razza. Trafficano con barche su quel grande fiume, e non è una cosa normale. Non ci sarebbe da stupirsi se un giorno o l'altro capitasse loro qualche guaio. Comunque, di Hobbit gentili come il signor Frodo è difficile incontrarne. Somiglia moltissimo al signor Bilbo, e non soltanto tìsicamente. Dopo tutto suo padre era un Baggins. Che persona onesta e rispettabile il signor Drogo Baggins! Non ci fu mai niente da dire sul suo conto fin quando non annegò ». « Annegato? », chiesero parecchie voci. Avevano naturalmente già sentito parlare di questo e di altri strani fatti, ma la passione tipicamente hobbit per le storie di famiglia li spingeva a riascoltare tutto da capo. « Perlomeno, così si racconta », rispose il Gaffiere. « Bisogna innanzi tutto sapere che il signor Drogo sposò la povera signorina Primula Brandibuck, cugina in primo grado del signor Bilbo da parte di madre (la madre era la figlia minore del Vecchio Tue); il signor Drogo era cugino in secondo grado del signor Bilbo, quindi Frodo e Bilbo sono cugini sia in primo che in secondo grado, mi seguite? Il signor Drogo era a Villa Brandy col suocero, il vecchio Padron Gorbadoc; vi si recava spesso da quando si era sposato, poiché aveva una spiccata tendenza al mangiare, e Gorbadoc offriva banchetti succulenti ed abbondanti. Mentre con sua moglie faceva una gita in barca sul Fiume Brandivino, caddero tutti e due in acqua ed annegarono, ed il povero signorino Frodo, ancora bambino, rimase solo ». « Ho sentito dire che fecero la gita dopo pranzo, al chiaro di luna », disse il vecchio Naquercio, « e che fu il peso di Drogo a far affondare la barca ». « Io invece ho sentito dire che la moglie lo spinse fuori dalla barca e che lui se la trascinò dietro », disse Sabbioso, il mugnaio di Hobbiville. «Non dovresti far caso a tutto ciò che ti dicono, Sabbioso», replicò il Gaffiere che non aveva molta simpatia per il mugnaio. « Non c'è nessuna ragione di parlare di spinte o di altre cose simili. Le barche sono insidiose per chi se ne sta tranquillamente seduto senza prevedere gli eventuali pericoli. Comunque, eravamo rimasti che il povero signorino Frodo si trovò improvvisamente orfano ed abbandonato in mezzo a quegli strani Bucklandesi, come li chiamereste voi; fu cresciuto ed educato a Villa Brandy, una vera e propria caserma, dove risiedevano permanentemente non meno di un paio di centinaia di parenti del vecchio Padron Gorbadoc. Bisogna riconoscere che il signor Bilbo fece un gran bel gesto riportando il ragazzo a vivere tra la gente normale. « Quelli che ci rimasero male furono i Sackville-Baggins. Avevano creduto di diventare loro i padroni di Casa Baggins quella volta che Bilbo partì e che tutti lo credevano morto. Ed eccolo che ritorna e li caccia via, e continua a vivere anni ed anni, senza mai invecchiare di un solo giorno, che sia benedetto! Ed un bel giorno spunta fuori con un erede e le carte tutte in regola. I Sackville-Baggins non metteranno mai più piede in Casa Baggins, o perlomeno è da sperarsi ». « C'è un bel gruzzolo di soldi nascosto lassù, mi hanno detto », intervenne uno straniero in viaggio d'affari da Pietraforata al Decumano Ovest. « Pare che la cima della collina sia piena zeppa di forzieri d'oro e d'argento e di gioielli ». «Allora voi ne sapete più di me», rispose il Gaffiere; «io non ho mai sentito parlare di gioielli. Il signor Bilbo non ha certo problemi finanziari, ed è libero di adoperare il suo denaro come meglio crede; ma non penso che si sia messo a scavare gallerie. Io lo vidi al suo ritorno dal Viaggio, che risale a sessanta anni fa, quando ero ancora ragazzo. Da poco facevo pratica dal vecchio Forino, cugino di mio padre, che mi mise a guardia del giardino, per impedire alla gente di gironzolare e di calpestare tutto. E un bel giorno arrivò il signor Bilbo su per la collina, con un piccolo cavallo carico di enormi sacchi e di un paio di casse. Non metto in dubbio che fossero pieni di tesori provenienti da terre straniere, dove pare che le montagne siano d'oro, ma non erano in numero sufficiente da riempire delle gallerie. Mio figlio Sam ne saprà più di me; va e viene da Casa Baggins. È pazzo per le storie dei vecchi tempi e sta ore ed ore ad ascoltare il signor Bilbo che le racconta. Il padrone gli ha anche insegnato a leggere e scrivere, senza cattive intenzioni, beninteso, e spero che non ne verrà niente di male. « Elfi e Draghi!, gli dico. Cavoli e patate son fatti per gente come noi. Non t'impicciare degli affari dei tuoi superiori, o ti capiteranno guai a non finire, gli dico. E lo dico anche a voi », aggiunse lanciando uno sguardo al mugnaio ed al forestiero. Ma il Gaffiere non riuscì a convincere gli ascoltatori; la leggenda della ricchezza di Bilbo era troppo profondamente radicata nella mente dei più giovani. « Sì, ma figuriamoci quante cose avrà aggiunte a quelle che portò la prima volta », ribattè il mugnaio, esprimendo ciò che tutti pensavano. « Sta spesso fuori casa, c'è tutta quella gente di fuori che va a trovarlo, Nani che entrano di notte, quel vagabondo prestigiatore di un Gandalf e tutti gli altri: di' pure quel che vuoi, Gaffiere, ma Casa Baggins è un posto equivoco, e gli abitanti lo sono ancora di più ».
« Mi sembra che sia piuttosto lei, caro signor Sabbioso, a dire quel che le pare su di un argomento che conosce ancora meno delle barche, ed è tutto dire », disse il Gaffiere rispondendo per le rime e detestando il mugnaio più che mai. « Se sono equivoci loro, avremmo bisogno di un po' più di gente equivoca da queste parti. Fra di noi c'è chi non offrirebbe un bicchiere di vino ad un amico, anche se avesse le pareti di casa ricoperte d'oro. A Casa Baggins sì che fanno bene le cose! Il mio Sam dice che tutti saranno invitati alla festa e che a ciascuno, dico bene a ciascuno, sarà dato un regalo. Pensate, manca meno di un mese! ». Quel mese era settembre, il più bel settembre che ci si potesse augurare. Qualche giorno dopo si sparse la notizia (probabilmente fornita dall'autorevole Sam) che ci sarebbero stati fuochi d'artificio, come non se ne erano visti nella Contea da più di un secolo, da quando era morto il Vecchio Tue. Il tempo passava e « il giorno » si avvicinava. Uno strano carro pieno di strani pacchetti arrivò una sera a Hobbiville e salì faticosamente la collina che portava a Casa Baggins. Gli Hobbit sbalorditi uscirono tutti sulle soglie illuminate dai lampioni per vederlo meglio. Era guidato da gente di fuori, che cantava insolite canzoni: Nani con lunghe barbe e cappucci a punta. Qualcuno di loro rimase a Casa Baggins. Alla fine della seconda settimana di settembre, un carro proveniente dal Ponte sul Brandivino traversò Lungacque in pieno giorno. Era guidato da un vecchio con un aguzzo cappello blu, un largo mantello grigio ed una sciarpa color argento. Aveva una folta barba e sopracciglia cespugliose che spuntavano oltre le falde del cappello. Un gruppo di bambini hobbit seguì il carro, correndo attraverso Hobbiville e poi su per la collina. Avevano indovinato giusto: portava un carico di fuochi d'artificio. Davanti alla porta di Casa Baggins il vecchio si mise a scaricare; c'erano grossi pacchi di tutte le forme, contrassegnati con una grande G rossa e con la runa elfica Y . Era naturalmente il sigillo di Gandalf, ed il vecchio era Gandalf in persona, lo Stregone la cui fama nella Contea era dovuta in primo luogo alla sua abilità nel maneggiare fuochi, fumi e luci. Il suo vero lavoro era di gran lunga più difficile e pericoloso, ma la gente della Contea non lo sospettava nemmeno. Per loro rappresentava soltanto una delle tante attrazioni della festa. I bambini hobbit, eccitatissimi, gridarono: «G come Grandioso! », ed il vecchio sorrise. Lo conoscevano di vista, benché non venisse a Hobbiville che rare volte e si fermasse poco; ma non avevano mai, né loro né gli altri, a meno che non fossero più che anziani, assistito ad uno dei suoi spettacoli pirotecnici, ricordi di un passato leggendario. Quando il vecchio ebbe finito di scaricare, aiutato dai Nani e da Bilbo, questi regalò qualche spicciolo ai bambini, che rimasero tuttavia molto contrariati di non ricevere né razzi, né petardi. « Correte via, adesso! », disse Gandalf. « State certi che ne avrete in abbondanza quando sarà venuto il momento ». Quindi spari in casa assieme a Bilbo e la porta si chiuse dietro di loro. I piccoli fissarono la porta invano per un bel po' di tempo e, convinti che il giorno della festa non sarebbe mai arrivato, se ne andarono di malavoglia. A Casa Baggins, Bilbo e Gandalf sedevano in una piccola stanza, davanti alla finestra spalancata sul giardino. Il tardo pomeriggio era luminoso e calmo. Bocche di leone, girasoli, nasturzi rossi e gialli, fiori incandescenti si arrampicavano su per i muri facendo capolino dalle finestre rotonde. «Com'è vivo e risplendente il tuo giardino! », esclamò Gandalf. « Sì », rispose Bilbo, « gli sono molto affezionato, come a tutta la mia cara vecchia Contea, ma credo di aver bisogno di una lunga vacanza ». « Vuoi dire che hai intenzione di continuare a seguire il tuo piano? ». « È cosi. Ho preso questa decisione alcuni mesi fa, e non ho cambiato idea ». « Molto bene. So eh'è inutile discuterne. Attieniti pure al tuo piano, a tutto il piano però, dalla prima all'ultima parola, e ti auguro di riuscirci nel migliore dei modi per te e per noi tutti ». « È quanto spero. Comunque ho intenzione di divertirmi giovedì, ed ho preparato un piccolo scherzo ». « Mi domando chi riderà! », disse Gandalf scuotendo la testa. « Lo vedremo », rispose Bilbo. J.R.R. Tolkien - il signore degli anelli. |