RomanziLa luna e i falò

C'è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c'è da queste parti una...
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Poesie ItalianeIn morte del fratello Giovanni

Un dì, s’io non andrò sempre fuggendoDi gente in gente, me vedrai sedutoSu la tua pietra, o fratel mio, gemendoIl fior de’ tuoi gentili anni caduto.La madre or sol, suo dì...
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RaccontiTlön, Uqbar, Orbis Tertius

Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un'enciclopedia. Lo specchio inquietava il fondo d'un corridoio in una villa di via Gaona, a Ramos Mejìa; l'enciclopedia...
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Altri titoli
Leonardo Sciascia - Il giorno della civetta
(45 voti, media 4.20 di 5)
Il giorno della civettaL’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante ed ironica.
Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all’autista “un momento” e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.
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L’educazione sentimentale
(5 voti, media 4.40 di 5)
L’educazione sentimentaleIl 15 settembre 1840, verso le sei del mattino, il Ville-de-Montereau, sul punto di partire, fumava a grandi volute vorticose davanti al quai Saint-Bernard.
Arrivavano viaggiatori trafelati: barili, funi, cesti di biancheria ingombravano il passaggio; i marinai non davano retta a nessuno; la gente si urtava; i bagagli venivano issati tra i due tamburi e il frastuono era soverchiato dal sibilo del vapore che, sprigionandosi da alcune fessure nelle lastre di lamiera, avvolgeva tutto in una nuvola biancastra, mentre la campana, a prua, rintoccava senza sosta.
Finalmente il battello partì; e le due rive fitte di magazzini, cantieri e fabbriche filarono via come due larghi nastri srotolati.
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Tempi difficili
(41 voti, media 4.34 di 5)
Tempi difficiliCAPITOLO I

L’UNICA COSA NECESSARIA


“Ora quello che voglio sono Fatti. A questi ragazzi e ragazze insegnate soltanto Fatti. Solo i Fatti servono nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo con i Fatti si plasma la mente di un animale dotato di ragione; nient’altro gli tornerà mai utile. Con questo principio educo i miei figli e con questo principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, signore!”.
La scena si svolgeva in un’aula spoglia, anonima, monotona, lugubre; per dare enfasi a queste osservazioni l’oratore sottolineava ogni fase, tracciando con l’indice quadrato una linea sul­la manica del maestro. 
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1984
(6 voti, media 5.00 di 5)
1984Era una luminosa e fredda giornata d’aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta, tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L’ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all’interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli.
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Il vecchio e il mare
(13 voti, media 4.31 di 5)
Il vecchio e il mareEra un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce.
Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana. Era triste per il ragazzo veder arrivare ogni giorno il vecchio con la barca vuota e scendeva sempre ad aiutarlo a trasportare o le lenze addugliate o la gaffa e la fiocina e la vela serrata all’albero.
La vela era rattoppata con sacchi da farina e quand’era serrata pareva la bandiera di una sconfitta perenne.
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Il castello
(4 voti, media 4.75 di 5)
Il CastelloEra sera tarda quando K. arrivò.
Il paese era sprofondato nella neve. Il colle non si vedeva, nebbia e tenebre lo circondavano, non il più debole chiarore rivelava il grande castello. K. sostò a lungo sul ponte di legno che dalla strada maestra conduceva al paese e guardò su nel vuoto apparente.
Poi andò a cercare un alloggio per la notte; alla locanda erano ancora svegli, l’oste non aveva stanze libere ma, assai stupito e sconcertato da quel cliente tardivo, offrì di farlo dormire nella sala su un pagliericcio. K. fu d’accordo.

Alcuni contadini sedevano ancora davanti alla loro birra, ma egli non volle parlare con nessuno, andò a prendersi da solo il pagliericcio in solaio e si coricò vicino alla stufa. Faceva caldo, i contadini erano silenziosi, egli li osservò ancora un poco con gli occhi stanchi, poi si addormentò.
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Storia di Arthur Gordon Pym
(9 voti, media 3.89 di 5)
Storia di Arthur Gordon PymMi chiamo Arthur Gordon Pym. Mio padre era un rispettabile commerciante in generi marittimi di Nantucket, città dove io sono nato. Il mio nonno materno era un noto avvocato, cui la fortuna arrise in tutto e che aveva trafficato con molto successo comprando e vendendo titoli della Edgarton New Bank, come allora si chiamava.

Con questo mezzo e altri ancora era riuscito a metter da parte una discreta sostanza. Credo che mi fosse affezionato più che a chiunque altro, tanto che alla sua morte ero convinto che avrei ereditato il grosso del suo patrimonio. Non appena ebbi compiuto i sei anni mi mandò a scuola dal signor Ricketts, un vecchio insegnante mutilato d’un braccio e di modi assai stravaganti (non vi è nessuno o quasi che sia stato a New Bedford che non lo conosca).
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L’isola del tesoro
(10 voti, media 4.70 di 5)
L'isola del tesoroPoiché il conte Trelawney, il dottor Livesey, e gli altri gentiluomini di qui, mi hanno chiesto di fare un resoconto scritto di tutti i particolari relativi all’Isola del Tesoro, dal principio alla fine, senza omettere nulla tranne le coordinate dell’isola, e questo solo perché una parte del tesoro è ancora là, prendo la penna nell’anno di grazia 17.., e rivado al tempo in cui mio padre gestiva la locanda “Ammiraglio Benbow”, e il vecchio marinaio abbronzato e sfregiato da un colpo di sciabola, venne a prendere alloggio sotto il nostro tetto.
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