RomanziIl castello

Era sera tarda quando K. arrivò.Il paese era sprofondato nella neve. Il colle non si vedeva, nebbia e tenebre lo circondavano, non il più debole chiarore rivelava il grande castello. K. sostò a...
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Poesie ItalianeLa dolce collina

Lontani uccelli aperti nella seratremano sul fiume. E la pioggia insistee il sibilo dei pioppi illuminatidal vento. Come ogni cosa remotaritorni nella mente. Il verde lievedella tua...
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Poesie AudioLibertà

Lettura a cura di: Lupo SolitarioPubblicata con consenso.Paul Eluard - Libertà
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Altri titoli
Re David
(2 voti, media 3.50 di 5)

Re DavidEghimor, la veste stracciata e macchiata di sangue, si alzò dal ceppo di ulivo sul quale era seduto e, tenendo lo sguardo fisso al suolo, disse: «Era tardi e dormivamo già tutti. All'improvviso, delle grida mi hanno svegliato. Ho infilato rapidamente la tunica e sono uscito dalla tenda: quello che ho visto mi ha raggelato il cuore. Uomini a cavallo, un'intera guarnigione filistea, avevano circondato il nostro accampamento e ci lanciavano grida di scher­no: "Israeliti straccioni! Uscite dalle vostre squallide tende e fate­vi vedere, se siete uomini! Non vi faremo niente, non vale la pena sporcarsi le mani con dei pecorai!" insultavano. Potete immagi­nare il terrore che ci prese nell'udire quelle parole di sfida...».

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Il bambino che non sapeva mentire
(4 voti, media 3.25 di 5)
Il bambino che non sapeva mentireÈ gennaio, una cupa domenica d'inverno, e sono se­duto in cucina con mia madre e mio padre. Mio padre, spalle al tavolo, tiene i piedi contro la parete e un libro in grembo. Mia madre siede alla mia destra con il libro aperto sul tavolo. Io sto accanto a lei, e la mia sedia, di fronte alla finestra, è vicina al calore dei fornelli.
In mezzo al tavolo campeggia una teiera bollente e ciascuno di noi ha davanti a sé una tazza e un piatto. Nei piatti ci sono dei sandwich al prosciutto e al tacchino e in caso volessimo qualcos'altro da mangiare o da bere, non c'è problema. La dispensa è piena. Di tanto in tanto smettiamo di leggere e chiacchieria­mo. È una bella sensazione, come se fossimo un sol uomo intento a leggere un unico libro anziché tre indivi­dui distinti e isolati.
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David Copperfield
(9 voti, media 3.56 di 5)

David CopperfieldSe mi accadrà di essere io stesso l'eroe della mia vita o se que­sta parte verrà sostenuta da qualche altro, lo diranno queste pa­gine. Per iniziare la mia vita proprio dal principio, ricorderò che nacqui (così mi hanno informato e cosi credo) un venerdì, a mez­zanotte. Si notò che il pendolo prese a battere e io a strillare, simultaneamente.
Tenuto conto del giorno e dell'ora della mia nascita, la levatri­ce, e certe discrete comari del vicinato che s'erano vivamente in­teressate di me vari mesi prima che ci fosse possibilità alcuna che facessimo una personale conoscenza, dichiararono — primo — ch'ero destinato nella mia vita alla sventura, e — secondo — che avevo la prerogativa di vedere fantasmi e spiriti: doni questi, l'uno e l'al­tro, che vanno inevitabilmente legati, com'esse credevano, a tutti gli infelici pargoli dell'uno e dell'altro sesso che nascono nelle ore piccole della notte del venerdì.

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La luce di Natale
(2 voti, media 3.50 di 5)

La luce di Natale Nella piccola casa esplose la luce, un bagliore che fece sembrare giorno la mezzanot­te. Il candelaio barbuto e sua moglie si misero a sedere di scatto.
«Co-cosa è?», chiese la donna, tremando.
«Non muoverti!».
«Ma i bambini?».
«Stanno dormendo. Resta dove sei!».
La moglie si tirò la coperta sino al mento e diede un'occhiata alla stanza ormai senza più ombre: i bambini addormentati per terra, il tavo­lo e le sedie accanto al focolare, gli attrezzi am­mucchiati in un angolo.

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L'uomo che cambiò i cieli
(5 voti, media 4.60 di 5)

l'uomo che cambiò i cieliNon esco da settimane. Quando la vita ti precipita addosso, non ti concede scampo. La luce della candela affonda fievo­li tralci nella dura tenebra, guida lo sguardo nell'oltretempo, alla linfa della terra.

L'illusorio silenzio s'infrange tra i gemi­ti della casa, dentro all'eterno riassetto delle sue articolazio­ni maltrattate dai venti e dall'incuria. Il sibilo della fiammella sullo stoppino si scompone nel raschio del pennino sui fogli. Il pagliericcio, dove mi distendo a riposare le poche ore nelle quali il sonno si sostituisce alla mia veglia balbu­ziente, emana un odore vegetale di decomposizione ripudia­ta.

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La verità del ghiaccio
(2 voti, media 5.00 di 5)

la verità del ghiaccioIl ristorante Toulos, vicino a Capitol Hill, vanta un menu poli­ticamente scorretto di vitello da latte e carpaccio di cavallo, che ironicamente lo rende un posto di grande richiamo per la quintessenza del potere di Washington. Quel mattino era mol­to affollato: una cacofonia di acciottolio di posate, sbuffi della macchina per l'espresso e conversazioni al cellulare.
Il maìtre stava bevendo furtivamente un sorso del consueto Bloody Mary del mattino quando entrò la donna. Si voltò con un sorriso per il quale si era esercitato degli anni. «Buongior­no, posso esserle utile?»

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il consiglio d'egitto
(1 voto, media 5.00 di 5)

il consiglio d'egittoIl benedettino passò un mazzetto di penne vario­pinte sul taglio del libro, dal faccione tondo soffiò co­me il dio dei venti delle carte nautiche a disperdere la nera polvere, lo aprì con un ribrezzo che nella circo­stanza apparve delicatezza, trepidazione. Per la luce che cadeva obliqua dall'alta finestra, sul foglio color sabbia i caratteri presero rilievo: un grottesco drap­pello di formiche nere spiaccicato, secco. Sua eccel­lenza Abdallah Mohamed ben Olman si chinò su quei segni, il suo occhio abitualmente languido, stracco, an­noiato era diventato vivo ed acuto. Si rialzò un mo­mento dopo, a frugarsi con la destra sotto la giamber­ga: tirò fuori una lente montata, oro e pietre verdi, a fingerla fiore o frutto su esile tralcio. 

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L'ellisse templare
(2 voti, media 2.50 di 5)

l'ellisse templareLe sagome velate dalla nebbia procedevano verso ponente. I loro passi frettolosi seguivano il calare della luce. Avanzavano verso quel luogo, la fine della Terra, oltre il quale non si poteva andare, dove enormi e terrificanti bastioni torreg­giavano all'orizzonte come le mura dell'universo, prima della Grande Cateratta che svuotava i mari nel fragore del vortice al limite del mondo.
Camminavano per terre selvagge, nella scarsa luce delle giornate accorciate dalle nebbie. Il verde perenne delle valli saliva verso le mon­tagne. Le indicazioni che avevano i viandanti erano scarse; non parla­vano di quella valle scoscesa, né del fiume plumbeo che scorreva sul fondo come una lingua scolpita fra le montagne, a malapena visibile nella foschia: Sil, così l'avevano chiamato gli antichi invasori romani.

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