Prima Fondazione
(7 voti, media 4.14 di 5)

Prima FondazioneHARI seldon... nato nell'anno 11.988 dell'Era Galattica, morto nel 12.069. Nel calendario ora in uso dell'Era della Fondazione, queste date corrispondono agli anni meno 79 e 1 E.F. Nato da genitori della media borghesia di Helicon, nella regione di Arturo (dove suo padre, secondo una leggenda, era coltivatore di tabacco nelle piantagioni idroponiche del pianeta), Seldon rivelò, fin dalla prima giovinez­za, una spiccata attitudine alle scienze matematiche. Gli aneddoti riguardanti questa sua qualità sono innumerevoli e anche contraddittori. Si dice che all'età di due anni...
...La psicostoria fu senza dubbio la scienza alla quale egli diede il maggior contributo. Seldon trovò un settore che era poco più di una raccolta di vaghi assiomi, e lo lasciò come un'approfondita scienza statistica...
...Il documento più importante che possediamo sulla sua vita è la biografia scritta da Gaal Dornick il quale, in gioventù, aveva conosciuto il grande matematico due anni prima che questi morisse. La storia del loro incontro...

ENCICLOPEDIA GALATTICA

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Nove Gradi di Libertà
(9 voti, media 3.22 di 5)

Nove Gradi di LibertàChi mi sta soffiando sul collo?
Mi voltai. Le porte a vetri satinati si chiusero con un sibilo. La luce era forte. Le felci sintetiche oscillavano, adagio adagio, nell'atrio vuoto. Nel parcheggio baciato dal sole niente si muoveva. Più in là, una fila di palme e la profondità del cielo.
«Lei è il signor...?»
Mi voltai. La receptionist aspettava, porgendomi una penna e un sorriso stirato come la sua uniforme. Le vidi i pori della pelle sotto il fondotinta, udii il silenzio sotto la filodiffusione, l'andirivieni sotto il silenzio.
«Kobayashi. Ho chiamato poco fa dall'aeroporto. Per prenotare una stanza.» Formicolio sui palmi delle mani. Tante piccole spine.

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Infernum 616
(18 voti, media 3.56 di 5)

Infernum 616New London, Connecticut

Sulla cittadina di New London pioveva a catinelle. Era una notte orribile e per le strade si vedeva soltanto qualche auto­mobile con i fari annebbiati dall'acquazzone. La donna aveva attraversato il muro d'acqua, correndo sino alla porta della chiesa cattolica polacca dei Santi Pietro e Paolo. Cercava di proteggersi con il berretto e il pesante impermeabile e tossiva forte. Fermatasi sotto l'arco che proteggeva l'ingresso, si scrol­lò come un cane inzuppato e suonò il campanello. Il trillo par­ve perdersi nel buio della notte solitaria. La donna insistette varie volte, finché da dentro risuonò una voce, che rimbombò tra i muri interni come un'eco proveniente dall'altro mondo. «Basta! Basta! Finirà per bruciarlo, quel campanello...» Un prete in pigiama e vestaglia aprì il pesante battente in le­gno della porta. Era un uomo di mezza età, canuto, con i capel­li in disordine e il viso largo. Era alquanto alto, nonostante un certo incurvamento delle spalle che si portava dietro sin dalla nascita. Superava di almeno venti centimetri l'altezza della donna che lo aveva svegliato a quell'ora così inopportuna.
«Che cosa vuole?» chiese il prete, senza riconoscere colei che tante volte era venuta in chiesa.
«Voglio confessarmi, padre. Ne ho bisogno. Adesso.»

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La notte perfetta per andare in Cina
(8 voti, media 4.00 di 5)

la notte perfetta per andare in cina Da quel momento non riuscii più a riprendere son­no. Quando suonò la sveglia qualche ora più tardi, ero già alzato, seduto sulla sponda del letto, il mento fra le mani. Ora mi sentirò malissimo per tutto il giorno, pensai.
Andai in fondo al corridoio a svegliare Simon. Si era tolto le coperte e dormiva con le braccia diritte so­pra la testa, quasi stesse per tuffarsi in una pozza d'ac­qua profonda.
Gli appoggiai una mano sulla guancia. - Simon, -dissi, - Simon -. Mi stesi accanto a lui e mi appisolai per qualche istante. Mi calmava solo a stargli vicino. Credo di avere persino sognato, un sogno breve, poi mi riscossi.

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Tom Sawyer
(10 voti, media 3.80 di 5)

Tom Sawyer - Tom!
Nessuna risposta.
- Tom!
Nessuna risposta.
- Vorrei proprio sapere dove si è cacciato
quel ragazzo... Ehi, Tom!
La vecchia signora guardò in giro per la stanza al disopra degli occhiali; poi li sollevò sulla fronte e guardò al disotto. Raramente, o forse mai, guar­dava attraverso le lenti una cosa così insignificante come un ragazzo. Erano occhiali per le grandi oc­casioni, quelli, il segreto orgoglio del suo cuore, e li portava per darsi uno stile, non perché le ser­vissero veramente; un paio di coperchi da stufa le sarebbero stati della stessa utilità.

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Il conte di Montecristo
(9 voti, media 5.00 di 5)

il conte di MontecristoIl 24 febbraio 1815 la vedetta di Nostra Signora della Guardia segnalò il tre-alberi Pharaon che arrivava da Smirne, via Trieste e Napoli.
Come al solito, un pilota costiero partì immediatamente dal porto, costeggiò il castello d'If e raggiunse la nave tra il Capo Morgiou e l'isola di Rion. E tosto, come al solito, il belvedere del forte Saint-Jean si riempì di curiosi poiché a Marsiglia l'arrivo d'un bastimento, soprattutto se è stato costruito, attrezzato e sti­vato nei cantieri della vecchia Fhocée e appartiene a un armatore della città, è sempre un grande avvenimento.
La nave aveva felicemente superato lo stretto che qualche scos­sa vulcanica ha scavato tra l'isola di Calasareigne e quella di Jaros, aveva doppiato Pomègue e avanzava spinta dalle sue tre vele, dal gran fiocco e dalla randa, ma così lentamente e con un'andatura così triste che i curiosi, con quell'istinto che indovina sempre le sciagure, si domandavano quale disgrazia potesse essere accaduta a bordo.

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Il ritratto di Dorian Gray
(11 voti, media 4.27 di 5)

Il ritratto di Dorian Gray Lo studio era pieno dell'odore intenso delle rose, e quando la brezza estiva passava tra gli alberi del giardino, penetrava dalla porta aperta il profumo pesante del glicine o la fragranza più delicata del biancospino.
Dall'angolo del divano di cuscini persiani sul quale stava disteso, fumando, com'era suo costume, innumerevoli sigarette, Lord Henry Wotton poteva appena scorgere lo splendore dei fiori di citiso, che hanno la dolcezza e il colore del miele. I ramoscelli gracili sembra­vano quasi incapaci di reggere il peso di tanta fiammeggiante bel­lezza. Le ombre fantastiche degli uccelli in volo penetravano di quando in quando attraverso le lunghe cortine di seta cruda, le quali, spiegate davanti all'ampia finestra, producevano quasi un momentaneo effetto giapponese e facevano pensare a quei pallidi pittori di Tokio, dalla faccia di giada, che, impiegando come strumento un'arte che è necessariamente statica, tentano di darci il senso della rapidità e del moto. 

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Il signore degli anelli
(5 voti, media 5.00 di 5)

Il signore degli anelli Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno con una festa sontuosissima, tutta Hobbiville si mise in agitazione.
Bilbo era estremamente ricco e bizzarro e, da quando sessant'anni prima era sparito di colpo, per ritornare poi inaspettatamente, rappresentava la meraviglia della Contea. Le ricchezze portate dal viaggio erano diventate leggendarie, ed il popolo credeva, benché ormai i vecchi lo neghino, che la collina di Casa Baggins fosse pie­na di grotte rigurgitanti di tesori. E, come se ciò non bastasse, ad attirare l'attenzione di tutti contribuiva la sua inesauribile, sorpren­dente vitalità. Il tempo passava lasciando poche tracce sul signor Baggins: a novant'anni era tale e quale era stato a cinquanta; a no­vantanove incominciarono a dire che si manteneva bene: sarebbe stato più esatto dire che era immutato.

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