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Stieg Larsson: La ragazza che giocava con il fuoco (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: Stieg Larsson: La ragazza che giocava con il fuoco
#8
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graphgraph
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Stieg Larsson: La ragazza che giocava con il fuoco 2 Anni, 10 Mesi fa Karma: 0  
Al centro della storia, siamo felici di ritrovare Lisabeth Salander di cui ritroviamo l’impronta originaria, ma che sta soffrendo per amore e che, per espiare questa pena, sta girando il mondo da più di un anno: il suo corpo ha subito delle modifiche, ma il suo carattere è rimasto identico. Non avevo mai capito quale fascino potesse avere un teorema di matematica forse perché quando si studiava matematica non ero abbastanza matura: il teorema protagonista della trama del libro è quello di Fermat (formulato nel 1637; si trovò una soluzione solo nel 1994 grazie al contributo di Andrew Wiles poiché Fermat lo formulò senza fornire la dimostrazione). Lisbeth ha la mente occupata da questo teorema, fino a quando non viene accusata di aver ucciso tre persone, di cui un ragazzo che stava collaborando con Millenium e quindi con Micheale Bloomkvist e che stava scrivendo sul tema del trafficking (prestazioni sessuali a pagamento con ragazze dell’Est, soprattutto provenienti dalla Russia, che si prostituiscono come in una tratta di schiave). Ma il libro prenderà una piega personale, che andrà a scavare nella dimensione individuale, famigliare ed interiore della protagonista: verrà analizzata tutta la sua vita, anche prima di quello che lei chiama sempre, nei suoi pensieri, TUTTO IL MALE. Si dissiperanno così tutte le ombre sulla personalità di Lisbeth. Insieme ai personaggi presenti nel libro precedente, nascono e crescono nuovi personaggi infittendo ancora di più la trama con nuove storie personali. A differenza del primo libro, non ci sono ombre dichiaratamente naziste, ma invece certezze derivate dalla Guerra Fredda, dall’impero sovietico e dalla presenza attiva de servizi segreti: sono elementi molto importanti nella narrazione e si mostra come hanno inciso direttamente sulla vita delle persone. Stieg Larsson è in grado delineare, in poche righe, la situazione che il lettore sta per affrontare: poche righe, con parole ed espressioni molto ben calibrate che rendono il quadro in cui agiscono i personaggi; questo è dovuto al fatto che il libro è stato scritto come una sceneggiatura di un film: si susseguono dialoghi brevi ma ricche descrizioni del contesto.A differenza del primo volume, si susseguono combattimenti corpo a corpo, quasi fosse un film, tipo MATRIX: intelligenza e preparazione fisica si intrecciano, aiutando il lettore a creare una tridimensionale costruzione della scena che si sta svolgendo. E questa caratteristica si delinea molto bene proprio nello sviluppo della storia di questo secondo volume: la trama e l’intreccio si sviluppano con continui riferimenti personaggi diversi, buoni e cattivi, che si alternano sulla scena. Come per il primo, diventa difficile staccarsi dall’intreccio: il rischio è alle volte quello di scendere alla fermata sbagliata, di non sentire le persone che ti stanno parlando… Insomma, situazioni quotidiane ma facilmente risolvibili. In questo volume, l’autore ci fa trattenere più volte il fiato fino ad arrivare alla scena finale, all’apice in cui conosciamo direttamente la paura: una paura molto primitiva, una paura che si sviluppa legata alle viscere e che intacca il nostro senso di sopravvivenza. Bellissimo proseguimento del volume precedente: chissà che cosa ci aspetta nel terzo volume “la regina dei castelli di carta” edito sempre da Marsilio – Farfalle. Inoltre, mi sono imbattuta casualmente sul sito Internet del quotidiano LA REPUBBLICA delle immagini in anteprima del film tratto dal primo libro, con un cast svedese e da cui ho potuto anche osservare un’azzecata somiglianza con i singoli protagonisti.
 
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