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Tlön, Uqbar, Orbis Tertius |
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Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un'enciclopedia. Lo specchio inquietava il fondo d'un corridoio in una villa di via Gaona, a Ramos Mejìa; l'enciclopedia s'intitola ingannevolmente The Anglo-American Cyclopaedia (New York 1917), ed è una ristampa non meno letterale che noiosa dell'Encyclopaedia Britannica del 1902. Il fatto accadde un cinque anni fa. Bioy Casares, che quella sera aveva cenato da noi, stava parlando d'un suo progetto di romanzo in prima persona, in cui il narratore, omettendo o deformando alcuni fatti, sarebbe incorso in varie contraddizioni, che avrebbero permesso ad alcuni lettori - a pochissimi lettori - di indovinare una realtà atroce o banale. |
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(9 voti, media 4.00 di 5)
 Chiamatela visione oppure no, ma prima ancora che lui si trasferisse nella grande casa bianca vicino al fiume, sapeva già che l’avrebbe incontrata. Quando passò per la prima volta vicino alla casa, gli apparve un’immagine, la visione di lei in piedi sul retro di quella casa, mentre guardava fuori dal patio in direzione del fiume, chiamando qualcuno, forse proprio lui. I suoi lunghi capelli rossi gli fecero capire che si trattava di una specie di premonizione poiché non conosceva nessuna che le somigliasse. Inoltre sapeva che nel momento in cui l’avesse incontrata per la prima volta nella vita reale, l’avrebbe riconosciuta. |
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 Noi non riusciamo ad acquisire che una conoscenza molto parziale degli eventi che effettivamente eserciteranno un influsso sul corso della nostra vita e sul nostro destino. Vi sono innumerevoli altri eventi — se così possiamo chiamarli — che a noi si accostano e tuttavia svaniscono, senza produrre alcun risultato concreto o senza neppure rivelare la loro presenza, con un raggio o un'ombra che cada sulla nostra mente. Se mai potessimo conoscere tutte le vicissitudini della nostra sorte, la vita sarebbe troppo gravida di speranze e timori, di esaltazioni e delusioni per concederci un'ora sola di serenità. Questa idea può venir illustrata da una pagina, tratta dalla storia segreta di David Swan. |
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Psyche and the Pskyscraper |
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Se fossi un filosofo potresti fare questo: salire in cima a un grattacielo, guardare dall’alto dei tuoi 330 metri i tuoi simili e disprezzarli come fossero degli insetti. Come irresponsabili vermi d’acqua negli stagni d’estate, strisciano e girano in tondo come idioti affrettandosi senza senso e senz’alcuno scopo. Non si muovono neanche con quell’intelligenza ammirevole delle formiche che sanno sempre quando faranno ritorno a casa. La formica sarà pure su un piano inferiore ma spesso e volentieri va a casa e infila le pantofole prima di te che rimani bloccato ai piani alti.
L’uomo, dunque, per il “filosofo sul tetto”, non è che uno strisciante e spregevole scarafaggio. Agenti, poeti, milionari, lustrascarpe, belle donne, postini e politici non sono che puntini neri che scansano altri puntini non più grandi del tuo pollice. |
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Funghi in cittàII vento, venendo in città da lontano, le porta doni inconsueti, di cui s’accorgono solo poche anime sensibili, come i raffreddati del fieno, che starnutano per pollini di fiori d’altre terre. Un giorno, sulla striscia d’aiola d’un corso cittadino, capitò chissà donde una ventata di spore, e ci germinarono dei funghi. Nessuno se ne accorse tranne il manovale Marcovaldo che proprio lì prendeva ogni mattina il tram. |
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