181
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- 1 -
- “Oh poeta come ti chiami ?” - “L’uccello”. - “E poi?” - “ Il pesce”. - “Il pesce?” - “Sì”. - “Questo si che è divertente!”
- 2 -
- “ Di che colore è il mare?” - “Il suo colore è fatto di barche e di donne”. - “E la libertà che colore ha?” - “ Ha il colore del pane e del sale”. - “Del pane e del sale?” - “Sì”. - “Questo si che è simpatico!”
- 3 -
- “E come scrivi?” - “Entro nella lettera, e circondo la mia vite con il suo segreto, piango e mi addormento. Sogno, deliro, ballo e poi muoio”. - “ e poi muori?” - “Sì”. - “Questo si che è triste!”
- 4 -
- “E il punto come lo descrivesti?” - “È mia madre e mio padre”. - “e allora vuol dire che hai passato la tua infanzia con lui?” - “ E ho passato anche la mia gioventù e il mio tempo cieco”. - “Ed eri contento?” - “Sì, perché ho vissuto dentro il punto come un pesce; e il punto era un mare che si distendeva sempre di più sino all’infinito”. - “ E iddio l’hai visto poi?” - “No”. - “E perché?” - “ Perché Dio è un sole che parla dentro il mio cuore”. - “ Iddio è un sole che parla dentro il tuo cuore?” - “Sì”. - “Questo si che è strano!”
- 5 -
- “Va bene e come morirai?” - “Quando l’uccello si smarrirà sulla terra di Dio”. - “E poi?” - “ E quando il pesce si smarrirà sul mare di Dio”. - “E poi?”. - “E poi quando l’uccello beccherà il pesce”. - “Questo si che è stupendo!”. |
180
(6 voti, media 3.67 di 5)
Vieni da me oh notte, con il volto di un re, con l'andatura di un cavaliere e con la spada di uno scrittore. Vieni da me oh notte, perché voglio purificarmi con l'ausilio della lettera P, la O, la E, la S, la I e la E. Vieni da me, con un cestino pieno di alfabeti e lingue, pieno di rubini e perle, e tu angelo della morte, fermati lì, e concedimi attimi di beatitudine perché possa tessere nuvole fatte di versi e di lacrime e possa portare alle case, fichi, melograni e pane, uva, datteri e miele, olio, vino e candele. Vieni da me oh notte, sii il mio prediletto ospite, e dimmi: chi sono io, chi sei tu e chi sono le altre creature? Tu sei un cuore che palpita dentro le mie grotte ed io sono la portatrice delle nostalgie, dei lamenti dei cuori e delle anime, dei richiami degli oppressi e delle loro preghiere e gli altri sono corpi astrali dentro una valle di malinconie, fragili come un nido di ragno, cercano luce dentro la falsa oscurità delle mie pagine, cercano pace, sorrisi e quiete, dentro gli uragani delle loro storie. Eccomi, sono da te, mi rispecchio sulle sabbie del tuo cuore e sulle sue dune, dentro i tuoi occhi divento lacrime e dentro la tua mente divento giardini, sogni e speranze.
Ospite prediletto - Asma' Gherib |
85
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I fervidi innamorati e gli austeri dotti amano ugualmente, nella loro età matura, i gatti possenti e dolci, orgoglio della casa, come loro freddolosi e sedentari.
Amici della scienza e della voluttà, ricercano il silenzio e l'orrore delle tenebre; l'Erebo li avrebbe presi per funebri corsieri se mai avesse potuto piegare al servaggio la loro fierezza.
Prendono, meditando, i nobili atteggiamenti delle grandi sfingi allungate in fondo a solitudini, che sembrano addormirsi in un sogno senza fine:
le loro reni feconde sono piene di magiche scintille e di frammenti aurei; come sabbia.
Charles Baudelaire |
83
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In visioni di notturna tenebra spesso ho sognato svanite gioie; mentre un sogno, da sveglio, di vita e di luce m'ha lasciato col cuore implacato.
Ah, che cosa non è sogno in chiaro giorno per colui il cui sguardo si posa su quanto a lui è d'intorno con un raggio che, a ritroso, si volge al tempo che non è più?
Quel sogno beato, quel sogno beato, mentre il mondo intero m'era avverso, m'ha rallegrato come un raggio cortese che sa guidare un animo scontroso.
E benché quella luce in tempestose notti così tremolasse di lontano, che mai può aversi di più splendente e puro nella diurna stella del Vero? Edgar Allan Poe |
81
(56 voti, media 4.09 di 5)
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E un astronomo disse: Maestro, parlaci del Tempo.
E lui rispose: Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso. Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni. Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.
Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi. E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto Entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio. Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata? E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, E non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore? E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto?
Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre, E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa. Kahlil Gibran |
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Acque pescose! Boschi di begli alberi! Odore di mirtilli e betulle! Vento di molte voci che va ondulando un alito mite come se fossero, quei recipienti di ferro del latte che rotolano là dalla fattoria bianca, aperti ! Sentore e suono e immagine e senso diffusi si perdono. Il rifugiato siede nella valletta dei salici e torna a riprendere ancora il suo arduo mestiere: sperare. Bene egli osserva la spiga bella colma e la forte creatura che sull'acqua si inclina ma anche chi non ciba grano e latte. Chiede al convoglio di tronchi sull'acque: «Non è il legno questo senza cui non si farebbero gambe di legno? » E vede una gente che in due lingue tace.
Herman Hesse |
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(3 voti, media 4.67 di 5)
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Gracile rosa bianca e frali dita di chi l'offerse, di lei che ha l'anima più pallida e appassita dell'onda scialba del tempo. Fragile e bella come una rosa, e ancora più fragile la strana meraviglia che veli ne' tuoi occhi, o mia azzurro-venata figlia. James Joyce |
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Ho udito quei giovani cuori gridare spinti da Amore sul guizzante remo, l'erbe dei prati ho udito sospirare non torna, non torna più!
0 cuori, o erbe anelanti, invano gemono gonfiate dall'amore le vostre bandierine! Mai più il vento gagliardo che trascorre vi tornerà vicino. James Joyce |
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