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Solo e pensoso i più deserti campi vo mesurando a passi tardi e lenti, e gli occhi porto per fuggire intenti ove vestigio uman l'arena stampi.
Altro schermo non trovo che mi scampi dal manifesto accorger de le genti; perché ne gli atti d'alegrezza spenti di fuor si legge com'io dentro avampi;
sì ch'io mi credo omai che monti e piagge e fiumi e selve sappian di che tempre sia la mia vita, ch'è celata altrui.
Ma pur sì aspre vie né si selvagge cercar non so ch'Amor non venga sempre ragionando con meco, et io co llui. Francesco Petrarca |
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(9 voti, media 4.33 di 5)
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Chiare fresche e dolci acque ove le belle membra pose colei che sola a me par donna; gentil ramo, ove piacque, (con sospir mi rimembra) a lei di fare al bel fianco colonna; erba e fior che la gonna leggiadra ricoverse con l'angelico seno; aere sacro sereno ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: date udienza insieme a le dolenti mie parole estreme. |
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Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, contemplando i deserti; indi ti posi. Ancor non sei tu paga di riandare i sempiterni calli? Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga di mirar queste valli? Somiglia alla tua vita la vita del pastore. Sorge in sul primo albore move la greggia oltre pel campo, e vede greggi, fontane ed erbe; poi stanco si riposa in su la sera: altro mai non ispera.
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Un dì, s’io non andrò sempre fuggendo Di gente in gente, me vedrai seduto Su la tua pietra, o fratel mio, gemendo Il fior de’ tuoi gentili anni caduto.
La madre or sol, suo dì tardo traendo, Parla di me col tuo cenere muto: Ma io deluse a voi le palme tendo; E se da lunge i miei tetti saluto,
Sento gli avversi Numi, e le secrete Cure che al viver tuo furon tempesta, E prego anch’io nel tuo porto quiete.
Questo di tanta speme oggi mi resta! Straniere genti, l’ossa mie rendete Allora al petto della madre mesta.
Ugo foscolo - i sonetti |
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(14 voti, media 4.36 di 5)
Sempre caro mi fu quest’ermo colle, e questa siepe, che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati spazi di là da quella, e sovrumani silenzi, e profondissima quiete io nel pensier mi fingo; ove per poco il cor non si spaura. E come il vento odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando: e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi - Idilli |
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(9 voti, media 3.22 di 5)
Là dura un vento che ricordo acceso nelle criniere dei cavalli obliqui in corsa lungo le pianure, vento che macchia e rode l’arenaria e il cuore dei telamoni lugubri, riversi sopra l’erba. Anima antica, grigia di rancori, torni a quel vento, annusi il delicato muschio che riveste i giganti sospinti giù dal cielo. Come sola allo spazio che ti resta! E più t’accori s’odi ancora il suono che s’allontana largo verso il mare dove Espero già striscia mattutino: il marranzano tristemente vibra nella gola al carraio che risale il colle nitido di luna, lento tra il murmure d’ulivi saraceni.
Salvatore Quasimodo - Nuove poesie |
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(13 voti, media 4.38 di 5)
Lontani uccelli aperti nella sera tremano sul fiume. E la pioggia insiste e il sibilo dei pioppi illuminati dal vento. Come ogni cosa remota ritorni nella mente. Il verde lieve della tua veste è qui fra le piante arse dai fulmini dove s’innalza la dolce collina d’Ardenno e s’ode il nibbio sui ventagli di saggina.
Forse in quel volo a spirali serrate s’affidava il mio deluso ritorno, l’asprezza, la vinta pietà cristiana, e questa pena nuda di dolore. Hai un fiore di corallo sui capelli. Ma il tuo viso è un’ombra che non muta; (cosi fa morte). Dalle scure case del tuo borgo ascolto l’Adda e la pioggia, o forse un fremere di passi umani, fra le tenere canne delle rive.
Salvatore Quasimodo - nuove poesie |
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(27 voti, media 4.30 di 5)
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Ciò che di me sapeste non fu che la scialbatura, la tonaca che riveste la nostra umana ventura.
Ed era forse oltre il telo l’azzurro tranquillo; vietava il limpido cielo solo un sigillo. |
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