La poesia, le nuvole e l'aglio
(28 voti, media 4.07 di 5)

Oggi le azioni di borsa della poesia sono un pò agitate per le vendite

la globalizzazione sembrerebbe non interferire in questo mestiere incerto dell’ignoto.

Mi sono alzato pensando al menù le riserve si stavano esaurendo e sono uscito con la cagna a fare spesa.

Nel paese non c’erano segni di guerra nemmeno le bombe si sentivano né i voli radenti degli aerei da caccia che scaricavano la loro umanità tra tanti poveri innocenti.

Sarà aumentato il pane mi sono chiesto un pò sconcertato e Sancha mosse la coda per tranquillizzarmi.

La frutta e le verdure erano fresche e il cielo nuvoloso insidiava questa parte del globo.Le nuvole non hanno frontiere mi sono detto non hanno patria e si muovono felici in questo cielo immenso.Dietro il villaggio le montagne sembravano seni giganteschi venati dalla neve

senza volerlo mi è venuta una metafora e l’ho segnata sulla bolletta del gas che era arrivata come sempre puntuale.Risolveranno i russi il conflitto o passeremo un inverno al freddo.

Nel bar le conversazioni erano agitate sembra che vogliano comprare un giocatore che di calcio sa ben poco.

Sul giornale c’era in prima pagina il discorso di Obama la foto del delirio di Gazala polemica della sinistra ubriaca. Improvvisamente mi è venuto il dubbio: Sarà rimasto un po’ d’aglio in casa?

 

Carlos Sanchez - La poesia, le nuvole e l'aglio

 

 
Due poesie
(2 voti, media 3.50 di 5)

Per vivere ho scelto mille imbarcaderi incerti e ho ancorato la mia nave senza presunzioni né smarrimenti.

Ho portato sempre il necessario dentro di me una piccola fiamma di luce brillante come un faro e una quantità imprecisata di parole senza voce.

Ho visto centinaia di mari che ormai non ricordo con certezza e un’incerta quantità di uccelli e pesci saltellanti. Le tempeste hanno fustigato le mie vele senza abbatterle e le correnti a volte mi hanno allontanato dalla rotta

venti tropicali ed antartici hanno colpito il mio volto senza mai togliermi quel tenue sorriso da viaggiatore alla deriva.

Le grandi navi che ho incrociato nel mio lungo vagabondare mi hanno lanciato segnali di pericolo che mi sono rifiutatodi decifrare.

I contatti con i miei simili sono stati piuttosto fortuiti ma sempre ricchi nelle loro sfumature essenziali. Non ho mai accettato passeggeri a bordo

nelle mie lunghe traversate una certa timidezza di fondo invadeva le mie parole ed i miei occhi.

La mia familiare sensazione di stranezza davanti agli specchi.

Nella mia dimora più lunga ho avuto storie appassionatee ho saputo per caso che mia figlia era pronta a partire.Da buon marinaio non possiedo ricchezze che possano legarmi non ho azioni di un qualche stato né conti pendenti.

Mi sento un uomo fortunato in mezzo all’oceano un uomo che niente attende, che nessuno attende:forse la morte.    

Carlos Sanchez - La poesia le nuvole e l'aglio

 
strade

Incrociai lo sguardo

Di mille persone.

-duemila sfere di stallo vetroso-

Senza vedervi

Un essere umano.

 

Gustavo Tempesta 

 
per ottomila ore

Nell’ampolla azotata

Di questo

Universo finito

Divenni un segmento

Esausto e spiegazzato.

Duro wolframio

Spezzato dall’usura.”

Gustavo Tempesta 

 
L'azzurro
(18 voti, media 4.17 di 5)

Più t'osservo, ancor più m'immergo
ne l'azzurro dei tuoi occhi
cristallino
come il mare e le suo onde
ed il mio cuor par che rintocchi

come le campane di un domenica mattino
e più t'ammiro e ancor non so donde
va questo mio pensier peregrino
che non s'acquieta sin quando
col coraggio verrà il gergo.

Daniele Alfieri 

 
A Zacinto
(36 voti, media 3.89 di 5)
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque.

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Ugo foscolo

 
Tedio invernale
(17 voti, media 4.18 di 5)
Ma ci fu dunque un giorno
Su questa terra il sole?
Ci fur rose e viole,
Luce, sorriso, ardor?

Ma ci fu dunque un giorno
La dolce giovinezza,
La gloria e la bellezza,
Fede, virtude, amor?

Ciò forse avvenne a i tempi
D'Omero e di Valmichi:
Ma quei son tempi antichi,
Il sole or non è più.

E questa ov'io m'avvolgo
Nebbia di verno immondo
È il cenere d'un mondo

Che forse un giorno fu.

Giosuè Carducci

 
San Martino
(25 voti, media 3.36 di 5)

La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mare;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Giosuè Carducci 

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>

Pagina 1 di 3