Le Nostre PoesieUn vento qualunque

Lento, piumoso di resina e di pini,sfuggente tra azzurri e nuvolem'apri i capelli in ciuffi di aghi,sbatti sul mio viso, come amante gelosa,profumi aspri e umido di mare.Ti poni, in apnoici ...
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La vita di Teodore Lively cambiò il giorno in cui entrò nel negozio di animali di St. Paul on Doon. Teodore era un uomo di trentacinque anni all'epoca.Dopo quindici anni trascorsi nella grande...
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Altri titoli
La poesia, le nuvole e l'aglio
(5 voti, media 4.20 di 5)

Oggi le azioni di borsa della poesia sono un pò agitate per le vendite

la globalizzazione sembrerebbe non interferire in questo mestiere incerto dell’ignoto.

Mi sono alzato pensando al menù le riserve si stavano esaurendo e sono uscito con la cagna a fare spesa.

Nel paese non c’erano segni di guerra nemmeno le bombe si sentivano né i voli radenti degli aerei da caccia che scaricavano la loro umanità tra tanti poveri innocenti.

Sarà aumentato il pane mi sono chiesto un pò sconcertato e Sancha mosse la coda per tranquillizzarmi.

La frutta e le verdure erano fresche e il cielo nuvoloso insidiava questa parte del globo.Le nuvole non hanno frontiere mi sono detto non hanno patria e si muovono felici in questo cielo immenso.Dietro il villaggio le montagne sembravano seni giganteschi venati dalla neve

senza volerlo mi è venuta una metafora e l’ho segnata sulla bolletta del gas che era arrivata come sempre puntuale.Risolveranno i russi il conflitto o passeremo un inverno al freddo.

Nel bar le conversazioni erano agitate sembra che vogliano comprare un giocatore che di calcio sa ben poco.

Sul giornale c’era in prima pagina il discorso di Obama la foto del delirio di Gazala polemica della sinistra ubriaca. Improvvisamente mi è venuto il dubbio: Sarà rimasto un po’ d’aglio in casa?

 

Carlos Sanchez - La poesia, le nuvole e l'aglio

 

 
strade

Incrociai lo sguardo

Di mille persone.

-duemila sfere di stallo vetroso-

Senza vedervi

Un essere umano.

 

Gustavo Tempesta 

 
per ottomila ore

Nell’ampolla azotata

Di questo

Universo finito

Divenni un segmento

Esausto e spiegazzato.

Duro wolframio

Spezzato dall’usura.”

Gustavo Tempesta 

 
L'azzurro
(6 voti, media 4.00 di 5)

Più t'osservo, ancor più m'immergo
ne l'azzurro dei tuoi occhi
cristallino
come il mare e le suo onde
ed il mio cuor par che rintocchi

come le campane di un domenica mattino
e più t'ammiro e ancor non so donde
va questo mio pensier peregrino
che non s'acquieta sin quando
col coraggio verrà il gergo.

Daniele Alfieri 

 
A Zacinto
(22 voti, media 3.64 di 5)
Né più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque.

Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque

cantò fatali, ed il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.

Ugo foscolo

 
Tedio invernale
(8 voti, media 3.75 di 5)
Ma ci fu dunque un giorno
Su questa terra il sole?
Ci fur rose e viole,
Luce, sorriso, ardor?

Ma ci fu dunque un giorno
La dolce giovinezza,
La gloria e la bellezza,
Fede, virtude, amor?

Ciò forse avvenne a i tempi
D'Omero e di Valmichi:
Ma quei son tempi antichi,
Il sole or non è più.

E questa ov'io m'avvolgo
Nebbia di verno immondo
È il cenere d'un mondo

Che forse un giorno fu.

Giosuè Carducci

 
San Martino
(14 voti, media 3.36 di 5)

La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mare;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de' tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Giosuè Carducci 

 
Solo e pensoso i più deserti campi
(29 voti, media 4.10 di 5)

Solo e pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l'arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti;
perché ne gli atti d'alegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi;

sì ch'io mi credo omai che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né si selvagge
cercar non so ch'Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.

Francesco Petrarca 

 
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