| Un vento qualunque |
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Lento, piumoso di resina e di pini, sfuggente tra azzurri e nuvole m'apri i capelli in ciuffi di aghi, sbatti sul mio viso, come amante gelosa, profumi aspri e umido di mare. Ti poni, in apnoici momenti, davanti alla mia bocca deviando l'aria per lo spazio serale, più rapido del respiro, affannato mi giro, come in bozzolo alla moda, mi stringo nei vestiti supplicando la protezione materna ormai dispersa per sempre. Sei il mio delirio, libeccio, tramontana, scirocco, o zefiro antico poetico e mellifluo che tu sia, il solo che ancora mi sferzi con il tripudio affilato della vita. Luigi panzardi |