Le Nostre PoesieANTIPASTI

ANTIPASTO Certezza appaga l'amaro gusto delle cose delle conseguenze un insicurezza che rafforza incertezze Cambiamento verso il quale dirigo il primo e l'ultimo pensiero Idea che sia la...
Continua...

Poesie ItalianeOssi di Seppia

Ciò che di me sapestenon fu che la scialbatura,la tonaca che rivestela nostra umana ventura.Ed era forse oltre il telol’azzurro tranquillo;vietava il limpido cielosolo un sigillo.
Continua...

Poesie StraniereLa chitarra

Incomincia il pianto della chitarra. Si rompono le coppe dell'alba. Incomincia il pianto della chitarra. È inutile farla tacere. È impossibile farla tacere. 
Continua...

Altri titoli
Società
(17 voti, media 3.00 di 5)

pellegriniCosì i Pellegrini cominciano a seguirlo… a seguire il vento e l’aria nella notte… tra gli alberi, giganti di legno che ti osservano in silenzio. La luna illumina il sentiero e i passi dei Pellegrini che seguono il Capo. Parlano in silenzio, ripetendo a memoria frasi e vocazioni eretiche: “Ama te stesso come nessun altro” intona il Capo. E i Pellegrini ripetono a bassa voce con la testa china, facendo piccoli regolari passi. “Non avrò altro Dio all’infuori di me” intona il Capo.

E i Pellegrini ripetono minuziosamente, parola per parola, coperti dal loro rosso mantello avanzano per il sentiero. “Esalta ogni tua azione”. Intona il Capo. “Io sono Dio”. Intona il Capo. I Pellegrini avanzano pian piano per la strada nel profondo della notte, sotto i raggi della luna piena. C’è un gran silenzio, si sente solo qua e là lo scricchiolìo delle foglie calpestate. Passi lenti e regolari, così fa il Capo, così fanno i Pellegrini. 

Il Capo dice: “Santifica ogni tua azione” e i Pellegrini minuziosamente ripetono. Avanzano lentamente nel bosco, dove la luce si dirada sempre più. Avanzano lentamente così come lentamente avanza il Capo. Ad un certo punto egli si ferma e i Pellegrini con lui. Silenzio. Solo i suoni della natura notturna risuonano nell’aria fresca. Il Capo ordina: “Disponetevi in cerchio intorno a me”. Come gli schiavi all’ordine del padrone ubbidiscono. “Accendete un fuoco al centro” ordina il Capo. E uno dei Pellegrini dà fuoco a della legna. La luce e il calore del fuoco si diffondono nell’aria e i pellegrini restano in silenzio a fissare le fiamme. Tutti in silenzio osservano il fuoco che sopravvive grazie alla legna e all’aria. Così potente e devastante è costretto a legarsi ad altri per sopravvivere… come un parassita. Si aggrappa ad un corpo e lentamente lo consuma. Come il cancro che lentamente ti consuma gli organi. Come la vita di ogni essere vivente. La vita è un cancro che consuma l’uomo, una malattia devastante che ti finisce poco a poco. Ed intanto i Pellegrini restano in silenzio davanti al fuoco che arde come se stessero aspettando il consenso per parlare, ma in realtà stanno pregando, pregano loro stessi.

Poi il Capo alza lo sguardo e dice: “Non siete quello che gli altri vogliono, voi siete il vostro Dio. Voi vi appartenete. Non siete un bene di consumo. Voi siete tutto.” Dice, non dovete sottomettervi agli altri. Dice, sono gli altri che si devono sottomettere a voi. E tutti i Pellegrini a bassa voce: “Amen”. Il Capo urla: “Non sacrificatevi per gli altri. Non aiutate gli altri. Aiutate solo voi stessi”. Si alza un lieve soffio di vento che fa irrigidire tutti. “Non dovete sottostare al dovere di nessuno” dice, non inginocchiatevi mai per gli altri. “Pregate solo voi stessi”. Poi dice: “portate la vittima”. Da non molto lontano si sentono dei passi sconnessi, come se qualcuno stesse portando da qualche parte qualcun altro a forza. Poi arriva un Pellegrino con un uomo in giacca e cravatta con un sacco nero in testa. L’uomo è bello robusto e spicca tra tutti quei pellegrini pelle e ossa.

Un ciccione inutile. Intanto il fuoco continua a sopravvivere come il cancro. “Questa è la società” dice il Capo e toglie il cappuccio nero dalla testa del ciccione. La sua faccia non ha espressione, come la faccia di un manichino… non ha bocca nè occhi, nè capelli, sembra quasi di plastica. “Questa è la società cieca e meschina” dice il Capo e spezza una gamba al ciccione. Non un grido, né un lamento. Niente. “Questa è la società che si nutre del vostro male, che si nutre di voi”. Dice, questa è la società che non ti guarda, ma giudica. Dice, questa è la società che non ti dice le cose in faccia, ma le tiene per sé. “Questa è la società avara e insensibile” dice il Capo e spezza l’altra gamba del ciccione. Nessun lamento… Silenzio, solo il rumore del fuoco che arde. Dice, questo è il mondo che ci circonda, taciturno e indifferente al nostro dolore. Il Capo prende un coltello e apre la cassa toracica del ciccione. Ancora nessun lamento. Un fiotto di sangue nero esce dal ciccione. Il Capo apre lo squarcio e ci infila la mano. Altra melma nera si riversa per terra. Dalla ferita ne estrae una pietra grande come un pugno e il Capo dice: “Questo è l’amore per noi”. 

Società - Racconto di Giovanni