| Pingo |
Pingo non era il mio cane... anche se lo era... o meglio, lo diventò in seguito.Tutto ebbe inizio con Laura. Laura era venuta a vivere nel mio appartamento ed ora quella era diventata "casa nostra". Laura aveva insistito per comperarsi un cane, un dalmata, come quello della carica dei 101. Il cucciolo era decisamente carino e noi lo chiamammo (anzi, Laura decise di chiamarlo) Pingo, più o meno come il cane della carica dei 101. Lei adorava quel cane, o meglio, diceva di adorarlo... tutto ciò che faceva era fargli le coccole ogni tanto... a me toccava portarlo a fare i bisogni e preparargli da mangiare. ...Ma Laura era una bugiarda, o meglio... era una manipolatrice. Per farvi capire... quando mi lasciò lo fece talmente bene che quasi la abbracciai commosso quando le mi spalancò le braccia in lacrime. Ed adorava Pingo talmente tanto che non si fece scrupoli a lasciarlo a casa mia "sai... in fondo questa è casa sua ormai... e poi verrò spesso a trovarlo..." I propositi erano buoni e poi Laura mi aveva convinto che lei mi lasciava per colpa mia, perchè ero sempre "ipercritico" e "pantofolaio" e perchè "non sapevo godermi la vita". Quindi, visto che mi ero comportato così male, tanto valeva almeno farle quel piccolo favore, no? Infatti, come volevasi dimostrare, Laura sparì del tutto. Sparì da casa mia, dalla mia vita, e da quella di Pingo. Una sera avevo necessità di fare una cena di lavoro e quindi telefonai a Laura per chiederle, almeno per una volta, di ottemperare alla sua promessa ma... nulla di fatto: la sim era disabilitata ed a casa sua madre mi rispose che "era uscita ma mi avrebbe subito fatto richiamare". Inutile aggiungere che la chiamata non arrivò mai. Così iniziò la mia vita insieme a quel cane che non avevo voluto, che non era mio e del quale non avevo deciso neanche il nome. Pingo aveva una brutta abitudine: amava sdraiarsi sul divano. Per ovviare a questo inconveniente avevo comperato un copri-divano tigrato: una pacchianata costata pochi euro al mercato. Ma ora quella storia doveva finire. Era la mia casa, il mio divano e lui, volente o nolente, era il mio cane. Non volevo iniziare con le maniere forti quindi iniziai con dei "no!" Piuttosto decisi, facendo anche la voce grossa. Non ottennero alcun risultato, anzi, una volta Pingo, prima di sdraiarsi sul divano, mi ringhiò in risposta. Era troppo. Passai ad un'altra strategia: i prodotti repellenti per animali. "Un paio di spruzzate - mi aveva garantito il commesso - ed il suo cane fuggirà con la coda tra le gambe". Forse Pingo era raffreddato perchè non fece una piega e si sdraiò come ogni sera sul divano. Anzi, ogni mia ulteriore protesta venne zittita con una poderosa scorreggia. Non pensavo che i cani le facessero. Tutta cultura. ...Sta di fatto che il repellente lo aveva usato lui e fui costretto alla ritirata lasciandolo sdraiato sul divano. La sua battaglia era vinta, ma la guerra l'avrei vinta io! La mia guerra con il cane proseguì a fasi alterne. Avevo imparato ad utilizzare il copri-divano come arma. Non appena Pingo ci saliva sopra davo un paio di scrolloni a tessuto e lui cadeva a terra. Una volta mi ringhiò anche contro ma poi si arrese e si allontanò. Avevo vinto la mia battaglia. Una sera però venni svegliato da strani rumori, ancora mezzo addormentato andai in sala e... il cane era sul divano e stava dormendo... ed aveva tolto il copri-divano! Ma con quello che doveva essere il mio cane la guerra era a più ampio spettro. Alla sera quando ero stanco voleva sempre uscire ed invece alla domenica, quando non mi sarebbe spiaciuto fare una passeggiata all'aria aperta, Pingo sembrava svogliato e morto di sonno. Lo odiavo. La Guerra si accanì (ed è il termine giusto) anche perchè la mia vita sentimentale era pari a zero. Non avevo voglia di uscire con amici e stavo sempre in casa. Questo lungo logoramento venne interrotto dal cane che, una Domenica, iniziò a grattare la porta di buon mattino per potere uscire. Io non chiedevo di meglio e mi preparai velocemente. Fu quella domenica che conobbi Michela. Michela usciva da una lunga storia con un ragazzo e non voleva impegnarsi, ma amava i cani ed in particolare i dalmata. Fu lei ad attaccare bottone al parco ed a giocare con Pingo mentre io riposavo le mie stanche membra su una panchina e credo fu il cane a chiederle il numero di cellulare, perchè io a tutt'oggi non ricordo di averlo fatto. Però, mentre tornavo a casa con aria soddisfatta, il suo numero era nella mia rubrica. Richiamai Michela molte volte da quella domenica. Uscimmo spesso ed io non mancavo mai di portarmi dietro il suo cane adorato. Lei era una ragazza solare, schietta, a volte anche troppo... esattamente quello di cui avevo bisogno io. E poi amava i cani. Un paio di sere lasciai addirittura Pingo a casa sua per la notte... e qualche giorno dopo ci restai pure io. La storia con Michela fu bella e fresca, proprio quello di cui avevo bisogno. Alla fine, forse troppo presto, lei vi pose termine perchè non voleva impegnarsi essendo uscita da una storia lunga (ma questo l'avevo già scritto). Diventammo quindi solo amici (perlomeno da parte sua) ma lei continuò a frequentare sia me che il mio (sì, ora lo sentivo un po' più mio) cane. Io e Pingo avevamo iniziato a capirci. Entrambi testardi avevamo trovato il modo di convivere... e poi io attribuivo a quel cane il merito di avermi fatto conoscere Michela. Esattamente un anno e mezzo dopo la sua scomparsa, una sera come tante ricevetti una telefonata a casa. Quasi non riconobbi la voce, sembrava una persona sul punto di piangere. "Ciao, sono Laura - disse una voce dall'oltretomba - sai... ci sono momenti in cui una persona riflette sulle sue decisioni e... si accorge di avere commesso incredibili errori. Per questo motivo avevo voglia di rivedervi... sai... ho fatto male ad andare via... mi mancate." Presi un bel respiro ed evitai di rispondere "Laura... chi?" come avevo in mente di fare quindi rimasi zitto. Laura interpretò il mio silenzio come un invito a continuare: "Mi piacerebbe passare una sera da casa nostra e vedere Pingo... mi manca molto". Il cane, forse sentendo il suo nome dalla cornetta, alzò la testa e mi guardò con aria interrogativa. Evitai di dire alla mia ex che la casa non era nostra, ma mia, però non potevo stare più zitto e quindi dissi "Ah! dopo un anno e mezzo di scomparsa ti sei ricordata della nostra esistenza?" Lei, come previsto, si arrabbiò subito ed alzò la voce "Ecco! Sempre il solito Ipercritico! Non ti ho forse chiesto scusa?! E poi Pingo è il MIO cane e vorrei rivederlo!" Non volevo fare polemica con una persona che pensa di avere sempre ragione, quindi acconsentii a vederci per la sera seguente alle 20.30 perchè lei incontrasse il "suo" cane. Per un istante pensai alla possibilità che lei decidesse di portarselo via... ma questo era impossibile... Laura è troppo egoista per allevare un animale però... già solo il pensiero ed una punta di magone mi fece capire che Pingo mi sarebbe mancato... e non poco. Michela si arrabbiò moltissimo quando in pausa pranzo la incontrai per raccontarle della telefonata. Mi disse che avevo sbagliato a darle appuntamento, che "quella" ci voleva solo riprovare con me e che sarei stato uno scemo a farmi nuovamente imbambolare. Mi propose di venire anche lei a casa mia per dire a "quella" che io e lei stavamo insieme così tutte le sue mire sarebbero morte sul nascere. Io ero piuttosto tranquillo e le risposi che non mi andava di dire balle su una cosa così importante... e che ci sarei riuscito tranquillamente da solo. Le avrei telefonato il giorno dopo per raccontarle la serata. Michela non replicò. Mi sembrava al tempo stesso triste e pensierosa. Ma decisi di non chiederle nulla. Alla sera, in perfetto ritardo (alle nove in punto), Laura suono al mio campanello. Entrò in casa ed appese il cappotto all'appendiabiti "ma non è cambiato nulla qui!" disse vagando per tutta casa ed osservando tutto con attenzione. Sembrava impegnata in una caccia al tesoro e mi chiesi cosa stesse cercando quando, come una lampadina che si accende, mi venne in mente. Stava cercando le nostre foto insieme. Sul mobile all'ingresso, sul muro della cucina, sul comò, sulla credenza... ma non trovò nulla. Quello che trovò fu la foto mia, di Michela e di Pingo, fatta al parco da un amico comune. Sembravamo davvero felici in quella foto (forse perchè lo eravamo sul serio). La scoperta lasciò la mia ex sconcertata per qualche secondo. Spalancò la bocca per dire qualcosa ma poi la richiuse. In casa ero da solo e la donna della foto non c'era. Questo significava che non era una storia importante come quella che avevo con lei e questo diede coraggio a Laura che si lanciò all'attacco. Dopo qualche istante mi guardava con occhi lucidi: "sai... mi sono accorta di avere fatto un grosso errore con te... con "noi"! Ti penso spesso, sai? Mi piacerebbe che tutto tornasse come un tempo..." Feci una piccola risata "No... meglio lasciare le cose come sono... per il bene di entrambi. Quando mi hai detto che ero ipercritico, pantofolaio e che non sapevo godermi la vita beh... avevi proprio ragione! le cose tra noi non andrebbero meglio ora..." Laura storse la bocca indispettita, non mi rispose, anzi, mi diede la schiena e rivolse le sue attenzioni su Pingo. "Pingo! Amore mio! Guarda chi c'è? C'è la mamma!" lui non si mosse dalla sua cuccia alzò la testa ed emise un ringhio leggero. Laura non colse l'avviso di Pingo e si diresse verso di lui a braccia aperte. "Veni dalla mamma Pingo!" ma il cane, il MIO cane, scattò in piedi ed iniziò ad abbaiare verso la mia ex, mostrando denti e zanne. Lei fece un grido ed arretrò spaventata "ma voglio solo accarezzarti..." disse senza convinzione, ma le moine di Laura non smossero di un passo il mio cane. Lui non voleva essere toccato da lei e, se lo avesse fatto, l'avrebbe morsa... poco ma sicuro. "Stai buono Pingo! - Dissi dandogli una pacca sulla schiena - su, dai, così..." Riuscii a calmarlo mentre la mia ex ne approfittò per allontanarsi e rimettersi il cappotto. "Forse è meglio se torno un'altra sera..." disse con un piede già fuori dalla porta "...ma anche no" le risposi io con un sorriso, chiudendole la porta in faccia. Fu l'ultima volta che la vidi. Verso le dieci di sera il campanello suonò nuovamente. Pensavo fosse di nuovo Laura tornata alla carica, invece era Michela che, con passo da generalessa, entrò nell'appartamento guardando in tutte le stanze, mentre Pingo le faceva le feste. "Dov'è?" mi chiese... come se avessi dovuto nasconderla da qualche parte. Le raccontai la breve visita e finimmo entrambi a ridere sul divano. Poi Michela si fece seria, mi baciò e mi diede le chiavi della sua auto. Al mio sguardo interrogativo rispose "vai in macchina a prendermi le valige. La prossima volta che "quella" tornerà non troverà solo pingo pronto a morderla." Da allora viviamo tutti insieme. Io, il mio cane Pingo e Michela. Alla sera stiamo in casa perchè siamo pantofolai e, dopo mangiato, ci guardiamo la televisione tutti e tre sdraiati sul divano. ...e senza copri-divano. Dario Silvestri - Pingo |

Pingo non era il mio cane... anche se lo era... o meglio, lo diventò in seguito.