Poesie StraniereNessuno viene

Le foglie oscillano in su e in giù,e la fioca luce tra di esse cedeal lento avanzare della notte.Fuori sulla strada dove tutt'intorno imbrunail filo telegrafico corre verso la...
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Poesie StraniereUn sogno

In visioni di notturna tenebraspesso ho sognato svanite gioie;mentre un sogno, da sveglio, di vita e di lucem'ha lasciato col cuore implacato.Ah, che cosa non è sogno in chiaro...
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Poesie StranierePer un fiore dato alla mia bambina

Gracile rosa bianca e frali dita di chi l'offerse, di lei che ha l'anima più pallida e appassita dell'onda scialba del tempo. Fragile e bella come una rosa, e ancora  più...
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Fante di cuori
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fante di cuori"Io amo Francesca e farò qualsiasi cosa per conquistarla! E poi ci sposeremo!!" Questa è la frase che mi ripetevo ogni mattina allo specchio e che, appena uscito di casa, ricacciavo a pedate nel profondo della mia anima.

Francesca era all'epoca una mia compagna di classe. Pensavo a lei la maggior parte del tempo in cui ero seduto tra i banchi ed il resto lo dedicavo invece a guardarla. Aveva la pelle chiara, i capelli ricci, lunghi e scombinati che le ricadevano sulle spalle come una criniera. Sapeva di mela verde (forse il suo shampoo). 

Quando sorrideva le ridevano anche gli occhi ed i suoi denti erano straordinariamente bianchi. In particolare aveva i canini leggermente più lunghi degli altri che le regalavano quasi un sorriso da vampiro... non so se altri lo avevano notato, ma io ci morivo dietro a quel sorriso. 

Era il 1990 e Pìolo Bonolis conduceva ancora Bim Bum Bam. Al tempo non ero il cinico bastardo che sono diventato in seguito. Ero una persona sensibile, che aveva sentimenti delicati e si struggeva per un amore non corrisposto.

Dopo un anno di osservazione, il secondo anno mi decisi a fare la mia mossa, trovando il coraggio di parlarle e di avvicinarla. Io ero simpatico da sotto i brufoli e lei si lascio conquistare regalandomi molte risate che io, come un trofeo, mi portavo vittorioso a casa.  La simpatia divenne amicizia e, poco tempo dopo, ci ritrovammo seduti vicino ed io ero avvolto da una nuvoletta di mela verde per tutta la mattina (a dire il vero mi pareva di sentirla anche nel pomeriggio.

Guardavamo le proiezioni seduti vicino ed in un paio di occasioni lei usò la mia spalla come cuscino per riposare, bloccandomi i battiti del cuore e la respirazione. Era il momento: dovevo dichiararmi, ma avevo paura di perderla anche come amica, una paura che, se ci penso adesso era davvero ridicola. A me non importava averla come amica, io volevo baciarla, stringerla, toccarla e molto altro ancora. All'inizio del terzo anno, una gita scolastica offrì l'occasione che andavo cercando: potere stare insieme e dichiarare i miei sentimenti.

I brufoli erano spariti e mi sentivo pronto... Ma la dichiarazione fu lei a farmela e fu sconvolgente: era sì innamorata, ma di un altra persona! E mi chiedeva anche consigli su come comportarsi! A questo punto, in pieno clichè di film strappalacrime io avrei dovuto fare la parte dell'innamorato rassegnato, ma nella realtà accadde qualcosa di diverso. Sentivo come se la mia fonte di amore in esauribile si fosse prosciugata all'improvviso.

Avevo coperto quella ragazza di attenzioni: ero stato il suo confidente, il suo amico, quello che le portava i libri, che le faceva i compiti, che le suonava canzoni, che le faceva da cuscino, che cercava di tirarla su quando era giù... e lei in tutto quel periodo pensava ad un altro. Fu quasi come se mi avesse tradito, ma del resto non potevo certo obbligare qualcuno ad offrirmi il suo amore, no? Però anche io a quel punto ero libero di comportarmi in modo diverso.

I nostri rapporti, da quella gita, cambiarono. Rivolsi la mia attenzione ad altre ragazze, attenzione che non venne certo presa sottogamba. Mi creai le mie amicizie, i miei giri, la mia vita. Ero una persona nuova: più disincantata, più cinica, più egoista. Non ricordo cosa fu di Francesca, divenne dal centro della mia vita una semplice nota a margine. Lei non mi chiese spiegazioni del mio nuovo comportamento ed io non ne diedi... evidentemente non ero poi così importante.

Ci incontrammo nuovamente molti anni dopo: era il 2001. Lei aveva già un matrimonio fallito alle spalle ed io abitavo a casa per mio conto. Fu lei a chiamarmi, dopo avere provato a chiamare casa mia ed avere ricevuto il numero dai miei genitori (avete notato come i genitori diano il vostro numero a chiunque lo chieda? Incredibile questo fatto...) Ci rincontrammo davanti alla nostra vecchia scuola e prendemmo un caffé al solito bar.

Io ero piuttosto deluso da quello che vidi: la criniera era scomparsa ed i capelli erano corti. Il corpo tornito da giocatrice di pallavolo era cambiato ed era diventato simile ad un birillo del monopoli (la pera, non il fiaschetto). Il sorriso però era sempre lo stesso, anche se i denti erano meno bianchi.  Anche il suo odore era diverso. Sapeva di sigaretta e non di mela verde. Ci scambiammo un bacio sulla guancia e ci accomodammo nel solito posto e nel solito bar di tanti anni prima. La dicotomia quasi mi fece provare un senso di vertigine. 11 anni prima ero seduto a quella stessa sedia e morivo d'amore per la persona che avevo ora di fronte la quale ora... nello stesso luogo ma in un tempo diverso... non mi faceva alcun effetto se non una sincera nostalgia per gli anni passati.

In quel bar parlammo a lungo e per un istante sembrava che la nostra amicizia non fosse mai finita. Io ero sinceramente contento di quel viaggio nei ricordi, ma Francesca sembrava perplessa... a poco a poco i discorsi che inizialmente nascevano come un fiume in piena andarono esaurendosi. Con lo stagnarsi dei discorsi venne a pesare tra di noi il trascorrere del tempo: da quanto eravamo lì? Diedi un occhiata all'orologio e mi accorsi stupito che era passata un'ora. Ero stato bene, ma ora che dalle risate si era passati ai semplici sorrisi, decisi che era venuto il tempo di andare via.

"Sah... io devo rientrare..." Francesca mi guardava mentre io cercavo il portafoglio "allora adesso vivi da solo..." "Sì, per me è la soluzione più pratica e mi permette di vivere la mia vita con i miei ritmi... ti dispiace se offro io?" ma lei non rispose... rispose invece ad una domanda di molti anni prima, una domanda che non avevo mai fatto. "Mi piacevi, stavo bene con te, ma se ci fossimo messi insieme e magari non fossimo andati così d'accordo? Si sarebbe rovinato tutto quanto. E poi Lorenzo era così sexy all'epoca...  non riuscivo a pensare a te in quel senso." Quella confessione così tanti anni dopo mi strappò un sorriso "ma che dici? Dopo tutti questi anni ancora ci pensi?" Era una frase un po' cattiva forse, ma volevo farle capire che io non avevo più pensato a lei... ed era vero. Non fu una risposta studiata, venne di impulso e lei accuso il colpo restando a metà tra alzarsi e restare seduta.

"Sì - ammise Francesca - ancora penso a quello che avrebbe potuto essere. Forse perchè la mia vita è una merda... non lo so... in questi anni mi sei mancato!" Si rialzò con un sorriso "restiamo in contatto però adesso eh?!" Quelle sono le parole con cui ci siamo lasciati in quel bar nel 2001 e Francesca mi guardava con un sorriso triste... che era solo una pallida imitazione di quello che ricordavo io. 

Ora siamo nel 2010 e non ci siamo mai più rivisiti né sentiti.

Flavio Orlandi - Il fante di cuori