I nostri raccontiun amore tra le onde ioniche

L’eternità che ormai ci separa,Odisseo,mi consente di pensare a te solo come a un dolce ricordo d’amore.Ora che il tuo corpo e anche quello dei nostri figli,e dei figli dei nostri figli è solo...
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Romanziil bacio delle anime

Conosci il dolore d’immaginarti in un destino diverso dal mio?Comprendi, anche solo per un attimo, cos’è la mia vita senza di te?Volevo amarti intensamente e con te l’universo tutto.Dividere...
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Le Nostre PoesieOrtiche

I giorni se ne vanno trafitti.I cieli sbiaditise ne vanno contriti,ed alloraqual'è la nostra ora?Noi,cieli, mari,navi senza orari,luci sconosciutenei coloridi un tramonto,satelliti intorno al mio...
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Deserto
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DesertoChip deterse il proprio sudore con il braccio. La camicia bianca, un tempo pulita, era chiazzata di terra, sudore e sangue.
La giacca del completo nuovo di cui andava tanto orgoglioso, era buttata per terra proprio lì, in mezzo al deserto.
L'uomo continuò la sua opera per ricoprire la buca. Ormai il difficile era stato fatto: i corpi di quegli alieni giacevano sul fondo. 
Ora si trattava solo di ricoprirli. Sotto quel sole però... tutte le operazioni sembravano più difficili. Per riuscire a resistere aveva sviluppato una sua tecnica: un respiro... un colpo di vanga, un respiro... un movimento con il bacino.
Gli occhi di Chip si alzarono, non per guardare il cielo (quello non lo facevano ormai da parecchio), ma per guardare Ross. 
Lei era ancora seduta dentro il suv, la testa appoggiata al finestrino, a godersi l'aria condizionata. 
Probabilmente si era addormentata, l'uomo restò per qualche istante a guardarla... i suoi capelli rossi appiccicati in parte al finestrino ed in parte alle spalle leggermente scoperte. Anche dentro l'auto doveva fare molto caldo... nonostante l'aria condizionata.
Sorrise, ma non c'era più tempo di stare a contemplarla. 
Aveva un lavoro da fare e doveva finirlo in fretta. I corpi dei due ormai non si vedevano più però la buca non era ancora colma, ci voleva altra terra, altro sudore, altro lavoro. Sbuffando per la fatica Chip riprese a riempire la buca.
Non se lo era immaginato così.
Nella sua immaginazione, il giorno in cui sarebbe diventato il salvatore del pianeta Terra, sarebbe stato un giorno memorabile... il presidente degli Stati Uniti lo avrebbe abbracciato in una cerimonia commovente, la banda avrebbe suonato in suo onore... invece era lì, in mezzo al deserto, ad ammazzarsi di fatica... per cosa? 

...Eppure lui aveva salvato il mondo!

Meglio non pensarci... Chip smise per un secondo di scavare. Quanto tempo era passato? Chiuse gli occhi... ora non gli serviva più l'orologio per calcolare il tempo... erano circa due ore che era lì sotto il sole anzi, per essere precisi, 146 minuti.
Tra poco sarebbe stato mezzogiorno doveva sbrigarsi... si mise a lavorare di buona lena e, quando riempì completamente la buca, si sedette a terra con un tonfo sordo.

Rimase qualche istante in quella posizione, concentrando la propria mente sulle braccia rilassate lungo i fianchi, sulle gambe distese, poi si rialzò aiutandosi con la pala. Si diresse verso il suv a grandi falcate, assaporando il momento in cui avrebbe finalmente avuto l'aria condizionata sulla faccia... ma un pensiero terribile lo bloccò a metà strada.

... E se non fossero morti? ...E se, da un momento all'altro, le loro mani fossero spuntate da sotto la terra? ...Magari per imbracciare una delle loro terribili armi? Beh... quest'ultima affermazione di certo non poteva essere possibile... Ross aveva seppellito le armi poco prima... in un luogo decisamente lontano. 

Chip tornò indietro sui suoi passi, non senza prima dare un'occhiata al finestrino del suv. Ross era immobile... Chip non riusciva a pensare a nulla di positivo... era forse morta? 
Il cuore accelerò i battiti... La moglie di Chip però, quasi come se avesse percepito i suoi pensieri, si mosse proprio in quel momento e cambiò posizione reclinando la testa all'indietro continuando a dormire con la bocca aperta. Forse in quel momento stava russando... l'uomo avrebbe pagato chissà cosa per poterla sentire russare ed appoggiare la testa contro la sua ma... c'era ancora qualcosa che doveva fare... 

Fece due passi verso la fossa e si fermò.
Chiuse gli occhi.
Si concentrò... come ormai aveva imparato a fare e cercò di percepire della vita provenire dal fondo di quella fossa, ormai piena di terra e sabbia.
Nulla.
Non c'erano ulteriori esami da fare, quella brutta avventura, insieme a molti ricordi che lo avrebbero tenuto sveglio di notte, gli aveva lasciato anche qualcosa... in qualche modo era cambiato... il che era uno dei motivi per cui non c'era il presidente degli Stati Uniti con la banda.

Rientrò in macchina camminando a grandi falcate, Ross aprì subito gli occhi per guardarlo, ma lui quasi non se ne accorse, impegnato com'era a dirigere il bocchettone dell'aria condizionata sul proprio volto. "Tutto bene Charles? - lei non lo chiamava mai Chip, per lei era sempre Charles - quelle cose sono..." fece un gesto vago indicando la fossa.
Lui annuii e prese al volo la borraccia che lei gli stava offrendo, senza smettere di armeggiare con il bocchettone.

Dopo avere bevuto fece un lungo respiro e la guardò, con i suoi occhi un tempo castani ed ora di un colore indefinibile tra l'azzurro ed il viola "tu come stai Ross? Tutto bene?" Questa volta toccò a lei annuire "andiamo via..." gli chiese. Lui le sorrise, il primo sorriso dopo tanti giorni... 
"Bene! Dove andiamo? Vogliamo riprendere la nostra luna di miele?" 

La luna di miele... che ricordo lontano... eppure erano passati così pochi giorni! Sua moglie sorrise, un sorriso stanco, ma sincero... "Andiamo a casa Chip... andiamo a casa..."
...Lo aveva chiamato Chip... questa era una piccola vittoria, ma ora non sembrava il caso di farglielo notare, visto che era tornata a dormire con la testa appoggiata al vetro. 
Non avrebbero trovato traffico per altri 93 minuti, poi avrebbero incontrato un furgoncino rosso, con a bordo due signore di 48 e 42 anni. 
Questo Chip lo sapeva, come sapeva il suo nome e quello di sua moglie. 
Alzò gli occhi al cielo, per la prima volta dopo molti giorni. 
Il cielo era di un azzurro sfavillante, attraversato da nuvole bianche. Un cielo da fotografia, ma ora Chip riusciva a vedere oltre quelle nuvole... e sapeva cosa c'era al di là del cielo, in attesa... così come sapeva l'indirizzo di casa sua.
Fortunatamente, grazie a lui, quell'attesa sarebbe durata ancora parecchio...

"Andiamo a casa!" Disse ad alta voce. Quando si accorse di avere gridato si voltò preoccupato a guardare la moglie... l'aveva forse svegliata? ...Ma Ross dormiva ancora... solo che ora stava sorridendo. 

Davide Murmora.