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Una volta, insomma, non molto tempo fa, svegliarsi presto la mattina era elettrizzante. Dato che il resto del mondo era ancora in stand-by, c’era un sacco di “energia potenziale” libera nell’aria e io mi sentivo un accumulatore. Quindi: ore sette, la sveglia. Via col programma! Colazione lampo, ma energeticamente corretta. Barba, denti, doccia, in rapida successione. Infine, rifinitura con colpi di gel, strategicamente non-gravante sul look "Aspirante capo settore". Ok! Pronto per il colloquio di lavoro, entro i tempi stimati. Con i requisiti di base in mio possesso, in sintesi perfetta con eloquio e aspetto esteriore, ero il candidato ideale per ogni impiego di alta responsabilità e grande prestigio. Era il 17 giugno di tre anni fa.
Il tram mi consegnò, anche se con un leggero ritardo, per altro calcolato, davanti agli uffici della "Ross & Co. Enterprises", una ditta giovanissima ed in grande espansione, che allargava la sua competenza su un numero imprecisato di settori. Mi accolse un omuncolo dall’aria insignificante. "Un impiegato" pensai. "Il responsabile avrà avuto un contrattempo". Attesi per circa cinque minuti in una sala amplissima e totalmente disadorna, che mi dava un po’ di vertigini, tanto era vuota. Cercai una rivista o un qualcosa per distrarmi, ma l’unica cosa che usciva dalla bianca monotonia della stanza, oltre alla mia sedia, era la porta da cui eravamo entrati. Non riuscivo a non pensare al colloquio ormai imminente, cosa sbagliatissima da fare in quei momenti, lo so. Iniziavo ad agitarmi, quando la porta si schiuse e lo stesso omino di prima mi fece cenno di seguirlo. Cominciai a lamentarmi con me stesso della sgarbatezza del responsabile che, dopo tanta attesa, non aveva nemmeno avuto il buon gusto di venire ad accogliermi di persona. Rimasi quindi costernato, quando mi ritrovai nell’ennesima stanza vuota, invece che in un ufficio. Non ebbi il tempo di pensarci troppo su, perché l’ometto mi fece sedere su una poltrona al centro della sala e, dopo avermi fatto mettere a torso nudo, attaccò a fissarmi addosso quei cosi di solito collegati alla macchina per elettrocardiogramma. –Routine- disse lui con voce sterile, mentre si dirigeva nella stanza adiacente, da cui poteva osservarmi tramite una larga vetrata. -Stia fermo: ci vorrà un attimo- intimò digitando sull’ampia consolle. E un attimo ci volle. Poi mi fece rivestire e mi accompagnò in una nuova stanza, in attesa del suo ritorno. Questo salone era molto diverso dal primo ed aveva finestre con vista sul parco e un’ampia varietà di riviste a disposizione dei visitatori. L’omuncolo tornò velocemente, mi consegnò una busta e, senza darmi il tempo di alzarmi, salutò e sparì. Un po’ sorpreso, aprii e lessi quello che capii fosse un messaggio della dirigenza: "Ci dispiace, ma la sua assunzione potrebbe nuocere gravemente ai profitti dell’azienda. Scusandoci per il disagio riportatole, la esortiamo a non inoltrare altre domande di assunzione presso il nostro gruppo. Distinti saluti." Seppi solo in seguito di essere stato una delle prime vittime di una nuova teoria elaborata proprio dalle industrie Ross e della macchina da essa derivata. Tale enunciato dava luogo ad una formula matematica, per altro entrambi segretissimi e coperti da un’infinità di copyright, in grado di calcolare il livello potenziale del Fattore S in una data persona, o gruppo di persone o oggetti, in un determinato contesto. Cos’è il Fattore S? Chiaro: la sfiga. Questo era stato il motivo dell’improvviso boom delle “Ross & Co. Enterprises”. Loro potevano dire quanto eri sfigato e quanto questo avrebbe influito sull’andamento dei loro affari. Bene! (Si fa per dire…) Io ero sfigato e la mia assunzione poteva significare l’avvento dell’apocalisse! Non mi arresi, ma sviluppai la versione 2.00 del mio approccio ad un colloquio. Nuovo orario sveglia, nuovi tessuti e tipo di taglio dei vestiti, nuova acconciatura, nuova impostazione del curriculum vitae. Mi sentivo un hacker all’assalto del codice di sicurezza di un programma innovativo. Se la sfiga era determinata da una formula, doveva essere per forza influenzata da vari fattori e io potevo cambiarli. Solo che non sapevo quali fossero…
Il 13 settembre di due anni fa, la versione 2.00 passava al contrattacco. Venne miseramente abbattuta. La sfiga è un antivirus con i controcazzi.
Il 20 gennaio presentai l’Approccio v. 5.01. Dopo aver cambiato tre volte nome, due volte sesso, avevo esteso il campo di mutazioni trovando nuovi amici, frequentando nuovi locali, acquistando nuovi diplomi, imparando nuove lingue, trovando nuovi hobbies e, di conseguenza, nuovi amici, nuovi locali e così via, in una metamorfosi continua. Mi sentivo al riparo da ogni variabile influente sulla mia valutazione negativa precedente. Era un po’ come se dovessi affrontare Superman avendo della Kryptonite in tasca. Non so se l’esempio, in realtà, ci azzecchi poi molto… Entrando nella nuova sede della Ross, decisi di prendere tempo e valutare brevemente, ma meticolosamente il lavoro dei miei futuri sottoposti. Be', avrei voluto! Non trovai nessuno ad accogliermi nell'ampio salone vuoto e totalmente spoglio. Lo stavano rifacendo! Volevano mettermi a disagio con la desolazione di quella stanza, come le altre volta, solo più in grande. Avevo paura…ma stavolta avevo capito. Prima non riuscivo a spiegarmi perché aprire un nuovo gruppo di uffici, quando quelli della Torre Ross erano già attrezzati e spaziosi. Fin troppo. Quell’edificio era solo un’immensa sala test per le assunzioni, progettata per evidenziare gli elementi che influenzano la determinazione del Fattore S, elementi come la paura dovuta a situazioni o luoghi assurdi, evidentemente, come quel piano totalmente deserto. Dopo i canonici cinque minuti, sentii un campanello che accennava a suonare, strozzato dall’apertura dell’entrata principale. Un pazzoide, in mimetica e felpa con cappuccio, entrò e, durante i suoi cinque minuti di attesa, si sedette a terra e si mise a leggere, senza scordare di seminare sull’immensa distesa bianco opaca un po’ di quel marciume che gli cadeva dai capelli tinti di un rosso sgargiante. Gli sembrava quello l’abbigliamento adatto per un colloquio di lavoro per una ditta così importante? Forse, statisticamente parlando, con lui davanti a me le mie possibilità sarebbero aumentate. Il campanello suonò di nuovo e il solito omino, probabilmente dottore in sfigologia, fu sorpreso di trovare due candidati in attesa quando fece la sua comparsa. Comunque, prese con sé il punk e si diresse verso la solita sala per l’elettrosfigogramma. Cinque minuti più tardi un nuovo trillo, e il ragazzo uscì saltellando di qua e di là. -Ce l’ho fatta! Ce l’ho fatta!- Urlava come un ossesso. -Ehi!- Lo redarguì l’omino- Deve uscire dall’altra parte! Poi, probabilmente, mi fece cenno di entrare. Io non lo vidi, dato che ero già uscito. Era chiaro che non avevo capito nulla del meccanismo con cui si determina il Fattore S e quindi le mie probabilità d’assunzione erano nulle. Passai davanti alla Torre Ross, mentre m’incamminavo verso il supermercato in cui lavora la mia ragazza, turbato dall'idea che anche lì avessero già adottato lo sfigometro per le assunzioni. Ero uno sfigato testato clinicamente, anzi un malato terminale di sfiga e che forse, la mia malattia, dato che questo probabilmente si trattava, poteva anche peggiorare e che, di nuovo forse, non sarebbe mai stata inventata una cura. La mia vita poteva solo peggiorare, da lì in poi. Mentre perdevo lo sguardo nel cielo, mi chiedevo se, un giorno, sarebbero arrivati ad impedirmi di salire su un aereo, dato il mio esagerato livello di sfiga, e se sarei stato per sempre costretto a guardarlo passare a bocca aperta, come stavo facendo in quel momento, proprio mentre il volatile d’acciaio stava sganciando una bomba. “Ecco!” pensai tranquillo. “La fine dei miei problemi”. L’oggetto gettato del velivolo mi cadde proprio davanti, schiudendo di scatto uno sportello. Mi sembrò di vedere come un’onda uscire dalla piccola apertura, una distorsione della realtà, che si diresse contro la sede della Ross & Co. Enterprises, diffrangendo l’aria lungo il tragitto e lasciando una scia bruciaticcia sul marciapiede di marmo. Ci fu un attimo di silenzio e la cosa sembrò risolta in nulla. Seppi in seguito che la maniglia della porta d’entrata si staccò, rimanendo nella mano del portiere, facendo cadere a terra il pomello, il quale rotolò silenzioso sulla moquette rosso Ferrari dall'altra parte dell'uscio, fino a sbattere contro una colonnina portavaso. Da qui le cose si fanno complicate. La fioriera, in bilico sul bordo del piedistallo ormai da giorni, cadde sul piede del ragionier Segala che, passando di lì per caso, fu colpito sul suo callo preferito. In presa a un dolore lancinante, l'impiegato saltellò qua e là, e andò ad urtare la prima scrivania della sala computer, che finì per rovesciare a mo’ di domino tutta la serie di tavoli e macchinari. Le scintille prodotte all’impatto al suolo dagli strumenti diedero fuoco alla moquette, e il conseguente diluvio di antincendio fece saltare la corrente. A quel punto, il generatore di emergenza si mise in funzione, ma una perdita di carburante, per altro già segnalata come previsto dalle norme della certificazione di qualità 14001, e in attesa di riparazione, fece esplodere il gruppo elettrogeno e, conseguentemente, gli altri macchinari nel seminterrato dell’edificio. A causa del susseguirsi di deflagrazioni sempre più violente, la Torre Ross cominciò ad accartocciarsi su se stessa, dato che le apparecchiature coinvolte nell'esplosione, per un caso che definire fortuito è quanto mai azzeccato, erano state spostate in corrispondenza delle travi di sostegno principali, e avevano causato un crollo strutturale che non lasciò scampo al personale presente in quel momento. La sera, il tiggi, mostrandoci le immagini del cadavere straziato di un giovane impiegato dai capelli tinti di rosso in divisa mimetica, ci rassicurò che, per fortuna, il dottor Ross non era presente al momento della sciagura, essendo in viaggio di lavoro alle Hawaii. Un po’ di polvere mi ricoprì mentre, immobile di fronte ai resti del palazzo, mi meravigliavo della potenza e della selettività di un’altra applicazione del Fattore S: la Bomba Sfiga, dissero, colpiva solo chi apparteneva al gruppo o stava nel luogo che indicato come bersaglio, evitando di ferire il passante a cui, casualmente, è caduta davanti. Come dire che la sfiga ci vede benissimo… “Mia madre sarà contenta di sapere che non sono stato assunto!” pensai e, saltellando, me ne tornai a casa. Sì! Proprio saltellando… Enrico Martini - Con la Kriptonite in tasca |