RomanziIl castello

Era sera tarda quando K. arrivò.Il paese era sprofondato nella neve. Il colle non si vedeva, nebbia e tenebre lo circondavano, non il più debole chiarore rivelava il grande castello. K. sostò a...
Continua...

RomanziLa storia di Lisey

Agli occhi del pubblico le mogli degli scrittori popolari sono quasi invisibili e nessuno lo sapeva meglio di Lisey Landon. Suo marito aveva vinto il Pulitzer e il National Book Award, ma Li­sey...
Continua...

Le Nostre PoesieOrtiche

I giorni se ne vanno trafitti.I cieli sbiaditise ne vanno contriti,ed alloraqual'è la nostra ora?Noi,cieli, mari,navi senza orari,luci sconosciutenei coloridi un tramonto,satelliti intorno al mio...
Continua...

Altri titoli
Bubutette
(30 voti, media 4.27 di 5)
bubutetteSamuela Amato era una ragazzina piatta, tanto piatta. Oh, quanto era piatta! Come l'encefalogramma di un cadavere. Come il mare sotto bonaccia, come un tagliere da polenta. O una scarpetta da ballerina, senza il piede della ballerina a riempirla, però.

Piatta come può essere piatto solo il culo di un ragioniere sull'orlo della pensione.

O il soufflé non lievitato di uno chef improvvisato.

In altre parole, Samuela, a trovarsi le tette, non sarebbe riuscita nemmeno assoldando un detective. Desolata, passava pomeriggi in bagno a contemplarsi i capezzoli minuscoli, immaginandoli alla gloriosa sommità di due perfetti, morbidi, emisferi di carne. “E' l'età dello sviluppo. Arriverà anche per me, questo benedetto sviluppo!”, pensava. Invece niente. I mesi dell'adolescenza passavano e nessuna attività orogenetica veniva a modificare la liscia distesa del suo torace da bambina.

Ovvio che della cosa fosse tutt'altro che contenta. Ovvio che, in un'età in cui una taglia in più o in meno di reggiseno fa la differenza coi ragazzi (dopo invece la farà con gli uomini), invidiasse le rotondità burrose delle compagne di scuola. Che adocchiasse con feroce livore i deliziosi fiocchetti rosa-verde-giallo di tutti quegli odiosi/meravigliosi reggiseni a balconcino che le sfilavano davanti nello spogliatoio all'ora di ginnastica.

Consapevole del fatto che parlare del suo problema con le amiche avrebbe significato solo farsi prendere in giro a vita e coi genitori avrebbe sortito invece, nell'ordine, una serie di occhiate stupefatte, sbuffi d'impazienza, discorsi noiosi ed inutili del genere devi-ancora-crescere-anche volendo-non-puoi-farti-la-plastica-adesso-e-poi-hai-idea-di-cosa-costa-con-tutti-i-bambini-che-muoiono-di-fame-e-abbiamo-ancora-il-mutuo-da-pagare-e-poi-a-che-ti-servono-le-tette-per-fare-sport-vai-meglio-senza-e-il-ragazzo-che-ti-amerà-ti-amerà-con-o-senza-tette-e-se-mia-nonna-avesse-le-ruote-sarebbe-una-carriola-e-l'erba-voglio-non-cresce-nemmeno-nel-giardino-del-re-e-chissenefrega-se-la-tua-amica-Deborah-porta-già-la-quarta-pensa-al-nome-ridicolo-che-le-hanno-affibbiato-i-suoi-con-quell'acca-pretenziosa-appiccicata-dietro-chiamassero-i-figli-con-dei-nomi-normali-cosa-avresti-tu-contro-il-tuo-nome-era-quello-di-tua-prozia-morta-giù-per-il-burrone-portando-da-mangiare-ai-partigiani-dovresti-essere-fiera-è-morta-da-eroina-non-ho-detto-di-eroina-non-mancare-di-rispetto-ai-defunti-che-non-era-affatto-imbranata-e-studiava-matematica-pura-all'università-mica-come-te-che-fai-fatica-a-portare-a-casa-un-risicato-cinque-in-trigonometria-non-hai-certo-preso-da-me-che-ero-bravissimo-nelle-materie-scientifiche-e-piantala-con-questa-storia-delle-tette-non-voglio-più-sentirla-cosa-c'è-per-cena e si sarebbe concluso infine con la totale e irrevocabile rimozione del suo problema dal tavolo delle trattative, Samuela fece quello che, al posto suo, avrebbe fatto qualsiasi altra adolescente con un problema grave: consultò Google.

La maga Aurora la trovò alla quarta voce della pagina trentadue sotto la query “problemi irrisolvibili” e la scelse sulla scorta di una considerazione poetica pregnante, che aveva il nome della sua migliore amica delle elementari. E perché, molto opportunamente, il primo consulto era gratuito.

La corrispondenza tra le due parti non fu molto complicata, la maga Aurora sembrò capire perfettamente tutti i problemi di Samuela, (quello economico compreso), senza bisogno di lunghe spiegazioni (del resto era una maga), e comunicò alla ragazzina che di lì a pochi giorni avrebbe ricevuto a casa un sale speciale da sciogliere in acqua e bere una sera sì e una no, per una settimana, subito dopo averlo mescolato tre volte in senso orario con l'apposito rametto di edera allegato alla confezione, in ogni caso corredata di dettagliate istruzioni Le tette sarebbero lievitate la notte successiva a quella del primo quarto di luna nuova e si sarebbero assestate su una dimensione compresa tra una terza e una quarta taglia, come specificamente richiesto dalla cliente. La maga non diede ulteriori ragguagli e Samuela non fece ulteriori domande, estrapolando, dalla seraficità della strega che il suo caso, dopotutto, fosse piuttosto comune, banale e di facile risoluzione, più o meno come un raffreddore. “Ne vedrà di simili tutti i giorni”, pensò rintuzzando anche l'ultimo, piccolo, frammento di inquietudine che le era rimasto.
Andò così: Samuela ricevette il pacchetto a stretto giro di posta (in realtà se lo fece mandare a casa della cugina Silvia, che si prestò all'inganno in cambio del megaposter di Robert Pattinson/Edward Cullen) e lesse attentamente le istruzioni allegate, attenendovisi poi scrupolosamente. Munita di un calendario Barbanera, controllò con precisione le fasi lunari. Alla madre, incuriosita, spiegò che era per una ricerca di geografia astronomica, mentre, la volta che la beccarono a ingurgitare la pozione, fingendosi costipata, la fece passare per una banale purga.

La notte preventivata per la lievitazione Samuela era sicura non sarebbe riuscita a chiudere occhio, invece, non appena posata la testa sul cuscino, precipitò in un sonno senza sogni e dormì come un sasso tutta la notte, intanto che la magia sortiva il suo effetto.

Il risveglio la colse del tutto impreparata , che a volte capita di risvegliarsi non sapendo più né dove, né quando si sia. La domanda giusta da porsi, però, era un'altra e Samuela lo comprese nell'istante stesso in cui i fumi del sonno si dissiparono dalla sua mente. C'era qualcosa in più nel suo corpo, collocato in un posto in cui non avrebbe dovuto esserci un bel niente. Un COSO in più, come ebbe a verificare, in preda all'orrore più assoluto, una volta scalciate via le coperte, piazzato laggiù, proprio dove fino al giorno prima stava solo un aggraziato triangolino peloso. Si ergeva là, col suo capino lucido e vagamente disgustoso, a fissarla impunito in una orgogliosa erezione mattutina. In un istante di totale, lucida, follia Samuela pensò che l'avrebbe chiamata “mamma”. Poi svenne e fu meglio così. Di tette invece, nemmeno l'ombra.

Stavolta le poste non c'entravano. C'entrava il mutuo della maga Aurora e il fatto che, per la faccenda dei tassi variabili saliti in maniera spropositata, costei, dovendo reggere botta agli aumenti delle rate, era stata spinta ad ampliare il suo giro d'affari attraverso l'offerta promozionale di cui sopra, della quale aveva usufruito anche Samuela. La cosa però, se, com'era auspicabile, le aveva portato diversi nuovi clienti effettivi, cioè paganti, le aveva anche attirato una manica di squinternati da una volta sola e basta (quella gratuita della promozione) ed un surplus di lavoro tanto inaspettato quanto impressionante, cui la povera donna aveva cercato di far fronte come meglio aveva potuto, tirando spesso fino a tardi la sera. In quelle condizioni un errore poteva capitare e difatti era capitato: le tette di Samuela erano finite nella busta di un suo quasi omonimo, tale Samuele Amolo di Galta, minuscola frazione di Vigonovo, a sua volta minuscolo paese della Riviera del Brenta, situato tra Padova e Venezia, mentre il pene di costui (non che non ne avesse già uno in dotazione, solo che era un modello base e lui invece aveva richiesto l'extralong deluxe) era finito proprio alla sfortunata ragazzina. Così ora lei si trovava a combattere con una piovra che non voleva saperne di stare rinchiusa dentro i suoi minuscoli tanga rosa e le creava problemi di collocazione anche solo quando decideva di accavallare le gambe o indossare i prediletti jeans a vita bassa tanto di moda in quel momento, (per non contare dell'imbarazzo a maneggiarlo le prime volte per fare pipì), mentre lui, insensibile ed egoista come tutti gli uomini, nei momenti di intimità, preferiva palparsi le sue, di tette, anziché quelle della morosa.

Non contemplando la magia alcuna clausola “soddisfatti o rimborsati”, (tanto più che nessuno dei due quasi omonimi aveva pagato una lira bucata) e mancando anche qualsiasi speranza di ottenere giustizia per vie legali (provateci voi a spiegare ai giudici un casino del genere e a farvi prendere sul serio, evitando nel contempo il ricovero coatto), a Samuela non restò che rassegnarsi ad essere un uomo, pensando che in fondo, se milioni di cinesi si erano abituati a mangiare la zuppa di miso e a farsela piacere, lei poteva anche riuscire ad adattarsi a questo. E, per farla completa, si arruolò pure nell'esercito, facendo carriera fino al grado di tenente colonnello.

Manuela Ferraretto - Bubutette