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"Io amo Francesca e farò qualsiasi cosa per conquistarla! E poi ci sposeremo!!" Questa è la frase che mi ripetevo ogni mattina allo specchio e che, appena uscito di casa, ricacciavo a pedate nel profondo della mia anima.
Francesca era all'epoca una mia compagna di classe. Pensavo a lei la maggior parte del tempo in cui ero seduto tra i banchi ed il resto lo dedicavo invece a guardarla. Aveva la pelle chiara, i capelli ricci, lunghi e scombinati che le ricadevano sulle spalle come una criniera. Sapeva di mela verde (forse il suo shampoo). |
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La vita di Teodore Lively cambiò il giorno in cui entrò nel negozio di animali di St. Paul on Doon. Teodore era un uomo di trentacinque anni all'epoca. Dopo quindici anni trascorsi nella grande metropoli londinese come corrispondente della BBC Teddy, così lo chiamavano i suoi amici, decise di cambiare mestiere e aria. Abbandonò quindi la BBC cominciando a svolgere l'attività di giornalista free-lance per vari periodici sparsi per l'Inghilterra e si trasferì da Londra nella località di St. Paul on Doon, ridente paesino nel nord dell'Inghilterra al confine con la Scozia.
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Così i Pellegrini cominciano a seguirlo… a seguire il vento e l’aria nella notte… tra gli alberi, giganti di legno che ti osservano in silenzio. La luna illumina il sentiero e i passi dei Pellegrini che seguono il Capo. Parlano in silenzio, ripetendo a memoria frasi e vocazioni eretiche: “Ama te stesso come nessun altro” intona il Capo. E i Pellegrini ripetono a bassa voce con la testa china, facendo piccoli regolari passi. “Non avrò altro Dio all’infuori di me” intona il Capo. E i Pellegrini ripetono minuziosamente, parola per parola, coperti dal loro rosso mantello avanzano per il sentiero. “Esalta ogni tua azione”. Intona il Capo. “Io sono Dio”. Intona il Capo. |
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un amore tra le onde ioniche |
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 L’eternità che ormai ci separa,Odisseo,mi consente di pensare a te solo come a un dolce ricordo d’amore.Ora che il tuo corpo e anche quello dei nostri figli,e dei figli dei nostri figli è solo polvere e leggenda,io,Calipso,ammantata di un’immortalità che un giorno sono arrivata a disprezzare,posso finalmente dimenticare il male che mi hai fatto,nonostante i,per me brevissimi(che sono cinque o sette anni di fronte alla mia vita,non più che due o tre giorni per voi mortali!),momenti di intenso amore vissuti assieme. Voi mortali non credete che nella nostra affascinante dimensione ci sia spazio per il dolore,tuttavia,creandovi le divinità,ci avete immaginato in tutto simili a voi,nell’amore,nell’odio,nella gelosia e allora,perché ci appellate “felici” e per voi “olimpico” è sinonimo di impermeabilità al più struggente dei sentimenti umani? forse solo perché ignoriamo la morte nei nostri corpi,essendo,invece, in grado di procurarla ad altri? |
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(23 voti, media 4.48 di 5)
 Pingo non era il mio cane... anche se lo era... o meglio, lo diventò in seguito. Tutto ebbe inizio con Laura. Laura era venuta a vivere nel mio appartamento ed ora quella era diventata "casa nostra". Laura aveva insistito per comperarsi un cane, un dalmata, come quello della carica dei 101. Il cucciolo era decisamente carino e noi lo chiamammo (anzi, Laura decise di chiamarlo) Pingo, più o meno come il cane della carica dei 101. Lei adorava quel cane, o meglio, diceva di adorarlo... tutto ciò che faceva era fargli le coccole ogni tanto... a me toccava portarlo a fare i bisogni e preparargli da mangiare. |
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(24 voti, media 4.08 di 5)
 Samuela Amato era una ragazzina piatta, tanto piatta. Oh, quanto era piatta! Come l'encefalogramma di un cadavere. Come il mare sotto bonaccia, come un tagliere da polenta. O una scarpetta da ballerina, senza il piede della ballerina a riempirla, però. Piatta come può essere piatto solo il culo di un ragioniere sull'orlo della pensione. O il soufflé non lievitato di uno chef improvvisato. In altre parole, Samuela, a trovarsi le tette, non sarebbe riuscita nemmeno assoldando un detective. |
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(37 voti, media 4.65 di 5)
 Tides socchiuse gli occhi, massaggiandosi la fronte con l'indice ed il pollice. Il modo in cui stava appoggiato sul trono dava l'idea di quanto fosse infastidito. "Questa volta finirai proprio nei guai - disse Raion con voce volutamente stridula - ti metterà in gabbia! E Raion non ti aiuterà ad uscire! Proprio no!" Se c'era una cosa che mi indispettiva era quando Raion parlava di se stesso in terza persona. Da quando lo aveva scoperto non perdeva occasione per farlo nel tentativo di farmi innervosire ancora di più. |
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Con la kriptonite in tasca |
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Una volta, insomma, non molto tempo fa, svegliarsi presto la mattina era elettrizzante. Dato che il resto del mondo era ancora in stand-by, c’era un sacco di “energia potenziale” libera nell’aria e io mi sentivo un accumulatore. Quindi: ore sette, la sveglia. Via col programma! Colazione lampo, ma energeticamente corretta. Barba, denti, doccia, in rapida successione. Infine, rifinitura con colpi di gel, strategicamente non-gravante sul look "Aspirante capo settore". Ok! Pronto per il colloquio di lavoro, entro i tempi stimati. Con i requisiti di base in mio possesso, in sintesi perfetta con eloquio e aspetto esteriore, ero il candidato ideale per ogni impiego di alta responsabilità e grande prestigio. Era il 17 giugno di tre anni fa.
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