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Giuseppe Ungaretti
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Giuseppe Ungaretti Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d'Egitto il 10 febbraio del 1888. La sua famiglia è lucchese, ma lui conosce l'italia a soli 24 anni.
La sua formazione scolastica e poetica si compie a Parigi, dove Ungaretti completa gli studi e si laurea alla Sorbona.
Nelle sue prime opere il paesaggio egiziano è spesso presente, ma la cultura francese presto si sovrappone. A parigi, dove rimane fino allo scoppio della prima guerra mondiale, conosce altri importanti autori come Guillaume Apollinaire, Paul Ambroise Valery e molti italiani come Palazzeschi, che vivevano nella capitale francese, allora più che mai capitale di cultura e costume.

 

Ma la guerra arriva ben presto nella vita del poeta che combatte dapprima sul Carso ed in seguito sul fronte francese dello Champagne.
La morte, che lo sfiora di giorno in giorno, muta la sua poetica in modo determinante. 

Diviene una poetica senza fronzoli ed orpelli, ma al tempo stesso meditativa. Immediata eppure carica di significazioni.
Nel 1916 Ungaretti consegna a Ettore Serra una prima raccolta dal titolo "il porto sepolto" (tirata in 80 esemplari).
In seguito, nel 1919 la Vallecchi stampa un altro volume intitolato "Allegria di Naufragi", comprendente anche "il porto sepolto". La raccolta di poesie verrà ulteriormente ristampata nel 1931 sotto il titolo "l'Allegria" all'interno del volume: "vita di un uomo", il primo volume della raccolta definitiva delle opere.

In questa prima raccolta delle opere si respira una purezza ed un'immediatezza quasi primitiva. Il poeta viene collocato nella grande stagione dell'ermetismo, tuttavia si dimostra lontanissimo da un Montale, da un Quasimodo o da un Saba.
Forse perchè le matrici culturali e le fonti di ispirazione di Ungaretti sono differenti... Dopo l'Allegria, abbandonata la disposizione sentimentale del diario, ed assimilata la dura contingenza della guerra, la poesia di Ungaretti si arricchisce.
Da un lato acquista maggiore complessità ritmica, dall'altro avviene un passaggio dal soggettivo all'oggettivo con una progressione costante, opera dopo opera.
Passiamo quindi dalle asprezze dell'allegria ad una poesia più classica, occhieggiante all'endecasillabo ed all'armonia interna.

Dopo molti anni di vita romana (1920 - 1936) per Ungaretti si apre la parentesi brasiliana. La cattedra di italiano a San Paolo gli consente di conoscere a fondo un paese che, nella sua vita, lascerà un segno profondo ed indelebile.
"Il Brasile - dirà Ungaretti - è il paese nel quale lo scontro fra natura e ragione, come dice Leopardi, o tra memoria e innocenza, come dico io, mi è parso più evidente... il paese dove mi è sembrato che questo scontro potesse trovare, non sensa sofferenza, la sua soluzione".
In seguito aggiungerà anche di avere sentito, di fronte al paesaggio brasiliano, "il suo nulla come prima mai gli era accaduto di sentire, nemmeno in guerra".

Il secondo conflitto mondiale però strappa Ungaretti a quelle terre meravigliose e lo riporta in patria dove dovrà anche subire le accuse di simpatia per il regime fascista, senza peraltro nulla che gli risulti addebitabile.

In patria è ancora costretto ad affrontare anni di miseria, prima che i riconoscimenti ufficiali (partiti prima dall'estero) gli consentano di vivere finalmente una vita dignitosa. Nel 1947 esce la raccolta "Il dolore" con le poesie scritte tra il 1937 e il 1946 che con la successiva raccolta "la terra promessa" confermano il nuovo stile poetico di Ungaretti.

 

Ormai il suo lavoro di pone nell'ambito della più solida tradizione italiana: ottimo stile poetico e strutture delle opere perfette e senza alcuna sbavatura. Eppure, le sue opere migliori, rimangono ancora quelle della raccolta "Allegria" ... così intime e personali, così immediate ed al tempo stesso riflessive.