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Altri titoli
Franz Kafka
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Franz KafkaFranz Kafka nacque a Praga il 3 luglio 1883. Scrittore boemo di lingua tedesca, crebbe e si formò al crocevia delle tre culture che vivacizzavano, sia pure in maniera spesso conflittuale, il mondo intellettuale praghese: quella slava (cèca), quella tedesca e quella ebraica.
Figlio di un solido commerciante ebreo, Kafka sviluppò nei confronti del padre una situazione di irriducibile conflittualità che, in senso più lato, era contro l’identità borghese alla quale il padre apparteneva.
Dopo aver frequentato la scuola elementare e il ginnasio imperial-regio di lingua tedesca della città natale, si laureò in legge nel 1906 e si impiegò nella compagnia delle Assicurazioni Generali, entrando poi nel 1908 nell’Istituto di assicurazione per gli infortuni sul lavoro, presso cui resterà fino al pensionamento nel 1922. L’amicizia e la frequentazione di alcune personalità di spicco della letteratura praghese, (ricordiamo ad esempio Max Brod, Franz Werfel, Oskar fìaum e Felix Weltsch) gettò le basi per la scoperta della sua vocazione letteraria la quale, ben presto, divenne una sorta di piacere-martirio a cui votarsi senza riserve; una sorta di luogo segreto in cui nascondersi per salvarsi ad una vita falsa e priva di stimoli.

Gli esordi narrativi di Kafka si pongono negli anni 1904-1906, allorché scrisse la prima stesura della Descrizione di una battaglia, seguita nel 1907 dai Preparativi di nozze in campagna, rimasti entrambi allo stato di frammento.

La prima vera pubblicazione kafkiana, fu una raccolta di brevi prose dal titolo “Contemplazione”, apparsa nel 1908 sulla rivista Hyperion di Franz Blei. Successivamente vennero pubblicati i racconti “il giudizio” del 1913, e il fochista. Nel 1915 pubblicò la sua novella più famosa: “La metamorfosi” che racconta la storia sconvolgente di un commesso viaggiatore, Gregor Samsa, il quale un mattino destandosi si trova tramutato, nel suo stesso letto, in un immondo scarafaggio e deve subire, fino alla morte, le vessazioni e umiliazioni introdotte da quel suo nuovo stato, e che contemporaneamente però in quel modo apparentemente assurdo evade dall’orrore suscitato in lui dall’ossessivo ritmo di un’esistenza moralmente e cronologicamente scandita da leggi inderogabili e da orologi impeccabili.

Nel 1919 l’editore Kurt Wolff pubblicò quindi “Nella colonia penale” e la raccolta “Un medico di campagna”.

Poco dopo la morte di Kafka, avvenuta in seguito all’aggravarsi della tubercolosi, i cui sintomi si erano palesati sin dal 1917, nell’estate del 1924 la casa editrice Die Schmiede pubblicò altri racconti.

Apparvero invece soltanto postumi, grazie all’abnegazione e al caparbio interessamento dell’amico Max Brod (nonostante le disposizioni testamentarie di Kafka che ingiungevano la distruzione di tutti i materiali da lui lasciati), tutti gli altri scritti indispensabili a ricostruirne la figura: dagli epistolari (specialmente quelli con Milena Jesenskà, la scrittrice boema traduttrice delle prime prose kafkiane, con la sorella prediletta Ottla e con la fidanzata, la berlinese Felice Bauer) ai fittissimi diari, ai racconti e soprattutto alla trilogia romanzesca, rappresentata da “America”, dal “Processo” e dal “Castello”. Il romanzo America, edito nel 1927, da Kafka intitolato “Der Verschollene” [il disperso], scritto fra il 1912 e il 1913, ripreso nel 1914, abbandonato definitivamente nel 1916, e il cui primo capitolo venne pubblicato come racconto con il titolo “il fochista”, presenta la solitudine di un adolescente abbandonato a se stesso e inviato oltreoceano a espiare per una ingenua vicenda sentimentale, il quale appare destinato a smarrirsi in una realtà per lui inafferrabile. “il processo”, edito nel 1924 e risalente agli anni 1914-1915, presenta la vicenda di Josef K., un impiegato di bancu trentenne dichiarato improvvisamente in arresto benché egli si creda in nocente, progressivamente schiacciato da una macchina processuale misteriosa e insondabile, e infine ucciso senza alcuna pietà. il castello, edito nel 1926 e risalente al 1922, descrive le peripezie dell’agrimensore K., giunto in un villaggio governato da un’autorità arcana e pressoché irraggiungibile (i «signori del castello») alla quale deve sottomettersi, senza peraltro riuscire a inserirsi nella comunità, sebbene avesse avuto una chiamata per lavorare proprio nel villaggio.

In generale, i testi kafkiani presentano - in uno stile disadorno, limpido e sobrio, quasi espressionistico, e comunque molto vicino all’asciuttezza del linguaggio giuridico a Kafka ben noto — una situazione in cui l’individuo si sente sviato in meandri ignoti, predisposti per lui da un potere minaccioso e di fatto nascosto ed inarrivabile. Il fascino della scrittura kafkiana (e insieme la sua problematicità) risiede nell’uso della metafora e della parabola, strumenti conoscitivi manovrati con maestria e utilizzati nello spessore della loro enigmaticità e ambivalenza.
La vita di Kafka, da tempo malato, terminò nel sanatorio di Kierling (presso Vienna) il 3 giugno 1924.